Tel Aviv.

Il voto indebolisce Israele, opposizione all’attacco di Netanyahu  

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Il terremoto elettorale dei Midterm propaga le sue onde fino al Medio Oriente. La débacle di Donald Trump viene percepita in Israele come un indebolimento anche del premier Benjamin Netanyahu. L'emittente Kan parla di sconfitta «anche per lo status di Israele», mentre Channel 12 teme un Congresso Usa «più ostile a Israele di sempre».

Le opposizioni attaccano Bibi. Per Yair Lapid mette a rischio la sicurezza del Paese, mentre Yair Golan avverte che la sua permanenza al potere potrebbe portare a uno scontro con Washington.

La scossa arriva mentre il presidente Isaac Herzog avvia le consultazioni dopo il voto, nell'anniversario dell'assassinio di Itzhak Rabin. Al centro delle tensioni il voto arabo, che Netanyahu considera condizionato da interferenze esterne. Il presidente della Commissione elettorale Noam Solberg denuncia i tentativi di delegittimare il risultato. Sui siti vicini al Likud si invocano manifestazioni contro il presunto broglio. I media evocano il rischio di un «6 gennaio israeliano».

Intanto il capo dello Shin Bet David Zini ha chiesto di interrogare quattro politici arabi, sospettati di aver ricevuto finanziamenti dall'Autorità palestinese per influenzare il voto: si parla di 100 milioni di shekel. La procuratrice generale Gali Baharav-Miara ha chiesto prove. Zini assicura che rispetterà le sue decisioni, ma l'opposizione lo accusa di agire per Netanyahu.

Sullo sfondo, l'allarme sui rapporti con gli Stati Uniti secondo Channel 12, la permanenza di Bibi rischia di comprometterli definitivamente.

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