Il focus.

«Il vizio del gioco mi ha travolta» 

Il racconto di una pensionata in tabaccheria. Fenomeno che cresce, è allarme nell’Isola  

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«È davvero difficile uscirne, sa? Negli anni sono riuscita a smettere con Bingo e slot machine, ma ci ricado sempre con gli altri giochi. Un tempo vincevo anche, ma oggi non si vince più niente». La storia della signora Lucia, nome di fantasia di un’ottantenne cagliaritana che ha appena finito di giocare il suo Miliardario, è comune a molte altre. Si gratta quella patina lucente, si fanno tintinnare le monete, si ripongono sogni e fiducia in pochi numeri e quasi mai si viene ripagati. «Continuo a provarci perché non ho più niente da perdere, ma una cosa è certa: se fossi stata più giovane non l’avrei mai fatto».

In tre lettere GAP: gioco d'azzardo patologico. Una dipendenza che per gli esperti è assimilabile a quella da sostanze e che, tuttavia, viene ancora troppo spesso percepita come un semplice «vizio». Un «passatempo» che, secondo i dati più recenti, porta gli italiani a spendere oltre 157 miliardi di euro l’anno (erano 35 nel 2006), con più di 20 miliardi di perdite nette per i giocatori. E la Sardegna, in questo triste record, è maglia nera.

La psichiatra

«Cagliari – lo specifica subito la psichiatra Graziella Boi, componente del tavolo tecnico ministeriale per la salute mentale ed ex direttrice del Dipartimento di salute mentale e dipendenze – purtroppo ha sacche di giocatori molto numerose. Si gioca infatti più a Cagliari che in tutta la Sardegna». Un fenomeno, spiega la dottoressa, che coinvolge soprattutto la popolazione adulta e, in particolare, le fasce di lavoratori tra i 40 e i 60 anni. Ma a preoccupare maggiormente è un altro dato: «La dipendenza da gioco d’azzardo sta vertiginosamente dilagando tra i giovanissimi».

L’emergenza

Già dai 15 anni, con modalità e canali diversi da quelli degli adulti. «Se gli over 60 prediligono Gratta e vinci o macchinette – continua Boi – i giovani, anche grazie alle loro competenze digitali, giocano sulle piattaforme online». L’appello, quindi, è rivolto ai genitori: «Prestate attenzione». I campanelli d’allarme possono essere diversi: «Riduzione delle ore di sonno, calo della concentrazione e del rendimento scolastico, aumento della spesa di denaro», sottolinea ancora Boi. Un meccanismo che può trascinare rapidamente nel tunnel della dipendenza ma dal quale, se riconosciuto per tempo, «è possibile uscire».

Le voci

Le storie si assomigliano un po’ tutte. Gesti apparentemente innocui e socialmente accettati: un Gratta e vinci comprato insieme al giornale, una schedina compilata ogni settimana, una puntata fatta dal telefono. C’è chi compra un “Turista per sempre” in ogni città che visita durante un viaggio, chi invece se ne tiene alla larga religiosamente e chi, come Simone, all’uscita dal tabacchino dice: «Io ne compro uno alla settimana, assieme al tabacco». La ragione, per molti, è la stessa: tentare la fortuna, provare a cambiare facilmente la propria condizione. E l’esito, raccontano in tanti, è pressoché unanime: «Mai vinto niente». C’è chi parla di piccole somme, chi di un’unica vincita memorabile: «Mille euro», dice una signora ricordando il più grande bottino incassato. C’è chi da anni gioca gli stessi numeri al Lotto e, schedina dopo schedina, vede sfumare una parte dello stipendio o della pensione. «Dopotutto non ho altri vizi», dice qualcuno mentre, allo scadere dei cinque minuti di pausa, ritenta gli stessi numeri di una vita al Lotto.

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