L’iniziativa

Il vescovo di Teheran: «Pace e giustizia vanno di pari passo» 

Dall’Isola un messaggio universale «Basta bombe costruite in Sardegna» 

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Un messaggio urlato da 1.500 persone. “Una pace disarmata e disarmante”, che ha riunito sotto lo stesso messaggio delegazioni provenienti da tutta la Sardegna. Un appuntamento che, in un contesto internazionale segnato da guerre, tensioni e da una crescente corsa al riarmo, ha rilanciato dall’Isola un messaggio chiaro: la pace non è un principio astratto, ma una responsabilità concreta che chiama in causa scelte economiche, sociali e politiche. Questo il senso della 39ª Marcia della Pace, dedicata al tema appunto “La pace sia con tutti voi”, ieri pomeriggio a Macomer.

La riflessione

Promossa dalla Caritas regionale sarda e da quelle diocesane, la Marcia ha rilanciato una riflessione centrale sul senso del costruire la pace oggi, anche in Sardegna. «Mettere insieme tante realtà della Chiesa, della solidarietà e della preghiera serve a creare un messaggio di pace univoco, oggi più che mai necessario», ha spiegato il delegato regionale, don Marco Statzu. Una pace che, ha aggiunto, «si costruisce anche attraverso la giustizia sociale nel nostro territorio». Da qui il riferimento alla fabbrica di bombe di Domusnovas, simbolo di una contraddizione dell’Isola: «Siamo consapevoli che dietro ci sono famiglie, operai, persone che lavorano, ma possiamo e dobbiamo trovare alternative, costruire oggetti che portano vita e non morte».

Il corteo

Il raduno si è svolto nel pomeriggio nella Chiesa Beata Vergine Maria Regina delle Missioni, punto di partenza simbolico dell’iniziativa. Dopo un momento di preghiera e riflessione, il maltempo ha costretto il corteo a un percorso ridotto ma fortemente partecipato fino al rientro in chiesa per la celebrazione conclusiva. La marcia è stata presieduta dal vescovo di Alghero e Bosa Mauro Maria Morfino, che ha richiamato il senso profondo del tema scelto: «È inutile parlare di una pace che disarma se non è disarmata in partenza. Parole, cuore e stili di vita spesso preparano conflitti. La pace esige davvero un cuore disarmato, altrimenti si costruisce solo guerra».

Il cardinale

A dare alla Marcia un respiro internazionale e una forza simbolica particolare è stata la presenza del cardinale Dominique Joseph Mathieu, arcivescovo di Teheran-Esfahan dei Latini, arrivato da un Paese che proprio in queste ore è segnato da profonde tensioni. La sua testimonianza ha trasformato la giornata in un ponte tra realtà lontane ma unite dalla stessa urgenza. «La pace non è solo l’antagonismo della guerra, è una realtà universale», ha spiegato. «Per i cristiani nasce da una pace interiore che viene da Cristo e che permette di vivere anche nelle circostanze più difficili». E non si può prescindere dalla giustizia: «È una ricerca concreta di giustizia, senza la quale non può esistere una vera armonia sociale».

La Chiesa sarda

Sul valore ecclesiale e comunitario dell’iniziativa si è soffermato monsignor Antonello Mura, presidente della Conferenza episcopale sarda, ricordando come «la Sardegna sia da sempre riconosciuta come terra di pace» e come questa Marcia indichi «una direzione chiara: non rassegnarsi ai passi indietro, ma continuare a camminare guardando avanti». A sottolineare la dimensione collettiva e popolare dell’iniziativa è stato anche monsignor Roberto Carboni, che ha definito la Marcia «la voce della gente che desidera la pace», un segno che unisce il popolo cristiano e quanti credono nella forza della preghiera e della riflessione come strumenti concreti di cambiamento.

Dal territorio è arrivato infine il messaggio del sindaco di Macomer, Riccardo Uda, che ha parlato di una città chiamata a farsi simbolo «di un messaggio che dalla Sardegna può parlare al mondo». Mentre il presidente del Consiglio regionale Piero Comandini, anche lui a Macomer, ha detto che «l’errore politico più grande che possiamo commettere è quello di considerare l’orrore che sta accadendo intorno a noi come qualcosa di normale ed inevitabile. La pace si disarma continuando a chiedere il cessate il fuoco, il rispetto dei civili, a richiamare le norme del diritto internazionale, continuando a restare umani».

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