Da vannacciano della prima ora, Gianluca Dessì si candida a rappresentare Futuro Nazionale alle elezioni politiche del prossimo anno.
«Con i miei cittadini ho un impegno fino al 2028», premette il sindaco di Villasiumius, che ha aderito al movimento di Roberto Vannacci, di cui è responsabile regionale, la scorsa primavera, «tuttavia, l’aspirazione legittima di ogni politico è quella di crescere servendo il proprio Paese, e per me anche solo essere menzionato come possibile candidato al Parlamento italiano è qualificante».
Dunque, si candiderà?
«La notizia gira da un po’, ma è la prima volta che ne parlo, anche perché è prematuro: bisogna capire se le elezioni si svolgeranno a maggio o a settembre, in quali condizioni ci arriveremo e se Roberto avrà bisogno di persone più strutturate di me. Siamo amici da tempo, gli ho fatto presentare il primo libro, “Il mondo al contrario”, e ci accomunano confidenze importanti sul modo di vedere lo Stato e l’Italia: ero con lui in spiaggia a Costa Rei qualche giorno fa mentre aspettava Renzi, che ovviamente ha trovato una scusa, quella della maratona, per non presentarsi. Per adesso posso solo dire che sono a disposizione del progetto, che sta dando i suoi risultati con oltre 5mila tesserati in Sardegna e 150mila a livello nazionale. Poi, non so in quali termini il generale, che è un democratico, un pragmatico, uno che cerca soluzioni, deciderà di utilizzare il mio supporto. Personalmente, però, non ho nascosto al segretario nazionale la mia contrarietà alle candidature di vecchi personaggi e di chi si ricicla troppo».
Dalla sua esperienza da sindaco cosa si porterà dietro, eventualmente?
«Nel lavoro che ho fatto in Sardegna in questi anni ho capito quanto sia importante stabilire una connessione con le persone che sono alla base del progetto, che credono nel progetto. I temi sono sempre gli stessi: la sicurezza, l’arresto per chi delinque. Quanto agli emigrati, io ho dipendenti extracomunitari: dobbiamo integrarli. Se loro rispettano le regole e la nostra religione non c’è problema. Due settimane fa ho partecipato alla Festa dei tunisini, una comunità molto importante a Villasimius. Ma non ci facessero togliere il crocifisso dalle aule! È una questione di buonsenso, che deve prevalere sull’ideologia e adeguarsi ai tempi che viviamo».
Secondo lei, in cosa ha fallito finora la politica?
«Non posso non indignarmi di fronte a chi fatica ad arrivare a fine mese, non è possibile che un operaio lavori fino a 70 anni o che gli imprenditori debbano fare i conti con tassazioni esagerate, per non parlare del costo del lavoro e della burocrazia. Su questi temi occorre approfondire il programma di Futuro Nazionale, ma l’elenco è lungo. Penso all’handicap dell’insularità, per noi sardi ma anche per i siciliani, dato che io sono referente anche della Sicilia, o all’aborto: non siamo contro il diritto ma per la possibilità di scelta. In questo lo Stato si è annullato, non esistono più i consultori, ci sono ragazze che non riescono a parlarne in famiglia. E gli invalidi con pensioni da 380 euro? Non è stato fatto nulla: la destra sociale deve pensare ai più deboli».
E le risorse? È forse favorevole alla redistribuzione del reddito?
«Non dobbiamo rubare ai ricchi per dare ai poveri, come Robin Hood, ma concentrarci sulla crescita nel benessere generalizzato. Sulle banche la penso come Salvini: se noi diamo tanto a loro, loro devono dare qualcosa alla comunità. E poi bisogna tagliare la spesa pubblica. Milei in Argentina insegna, che non significa tagliare i servizi ma il superfluo, perché se un lavoratore è pagato bene è in grado di sostenere il sistema».
Milei un esempio? Ne è sicuro?
«Certo, e non ho timori a dirlo apertamente».
A quando l’ufficialità?
«Aspettiamo il decreto attuativo della nuova legge elettorale, e se c’è la possibilità di un accordo con il centrodestra, che farebbe la differenza. In ogni caso, non se ne parlerà prima di gennaio o febbraio».
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