Oristano-Cabras.

Il riso ora si semina con il drone 

Ieri mattina il volo sperimentale sopra i campi dell’azienda agricola Ferrari  

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In volo per seminare il riso. Ieri mattina, in un terreno di quattro ettari e mezzo, non lontano dal porto industriale di Oristano, un enorme drone agricolo è entrato in azione per seminare le risaie destinate alla varietà Bramante.

L'esperimento

Si tratta di un esperimento storico per la provincia di Oristano, promosso da Coldiretti, che rientra in un programma sperimentale orientato all’ottimizzazione delle risorse e all’aumento dell’efficienza aziendale mediante l’utilizzo di macchinari di ultima generazione. Una soluzione tecnologica che gli agricoltori del territorio potrebbero presto adottare. Servono però le risorse per acquistare i macchinari che sostituirebbero i trattori e l’autorizzazione da parte dell’Enac per poterli utilizzare. E, ovviamente, il brevetto che si ottiene dopo un corso specifico.Il drone si è sollevato dal terreno dell’azienda risicola Ferrari alle nove in punto, dopo che l’esperto ha eseguito due importanti manovre: la mappatura del terreno, per consentire al drone di capire dove seminare, e l’inserimento dei semi nel serbatoio. Per il resto, ha pensato tutto il macchinario messo a disposizione dalla Furaito di Varese, azienda specializzata in droni per il settore agricolo. «Il drone, che nel caso della semina lavora a 5 metri dal suolo con un raggio d’azione di 9 metri, ha il vantaggio di evitare i solchi nel campo - spiega il tecnico-operatore Roberto Ferrarin -. C’è poi la rapidità dell’intervento, il fatto che si possa fare anche quando i campi sono allagati e il risparmio. Non c’è più il gasolio, ma solo la ricarica del drone che avviene in appena 15 minuti. Quando la batteria si scarica, il macchinario ritorna al punto di partenza».

Gli agricoltori

«Questa tecnologia deve essere adottata subito - commenta il risicoltore di Cabras Gianni Ferrari, proprietario del terreno dove è avvenuta la semina - Bisogna investire subito in questa direzione per ottimizzare tempi e costi. In azienda stiamo seguendo dei corsi per imparare utilizzare il drone. Poi penseremo all’acquisto, non costa meno di 40.000 euro». Gianni Meli, uno dei risicoltori più importanti della provincia: «Ben vengano queste tecnologie, ma la Regione deve aiutarci ad acquistarle. In Venezuela la semina viene fatta con gli aerei da tempo».

Coldiretti

Non è tutto. Il sensibile calo delle quotazioni del riso che sta determinando pesanti ripercussioni economiche sulle aziende agricole anche della Provincia, già fortemente penalizzate dall’aumento dei costi di produzione, ha fatto scattare l’intervento di Coldiretti. È partita ieri una lettera indirizzata al Ministero dell’Agricoltura per chiedere la convocazione del tavolo nazionale della filiera risicola, con l’obiettivo di analizzare l’attuale situazione di mercato, valutare interventi urgenti a sostegno delle imprese agricole e individuare strumenti concreti per garantire la tenuta del comparto.

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