L’appuntamento.

«Il ripascimento del Poetto è stato una disgrazia» 

Il racconto ai Seminari sull’arte della manutenzione nella sede storica de L’Unione Sarda 

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“Cronache delle disavventure del Poetto”. Ovvero, lo sfregio alla spiaggia dei cagliaritani arrivato con il ripascimento del 2002. «L’anno della disgrazia», hanno convenuto relatori e platea, in un’ora e mezzo di convegno, nel settimanale appuntamento con i Seminari sull’arte della manutenzione, dove la storia della città e del suo litorale sta scandendo il tempo della riqualificazione alla Colonia Dux, l’ex ospedale Marino che ritornerà alla sua antica forma anche attraverso «il restauro ambientale delle dune».

L’ultimo tassello

Proprio sulla sabbia che diventa naturale muro di protezione, da recuperare o ripristinare, si sono snodati gli interventi di ieri, dopo i saluti di Diana Zuncheddu, presidente della Colonia Hotel srl, la società che nel 2021 si è aggiudicata il bando della Regione sulla riqualificazione dell’ex Marino, da trasformare in albergo. Il perimetro del dibattito lo ha segnato come sempre Maria Antonietta Mongiu, direttrice scientifica del recupero. I lavori li ha chiusi Maurizio Costa, il geologo a cui la Colonia Hotel ha commissionato «la manutenzione restaurativa delle dune». Che al Poetto c’erano dalla notte dei tempi. Poi l’antropizzazione, con i milioni di metri cubi di sabbia portati via per costruire Cagliari e Quartu, anche se «l’ex Marino, negli ultimi decenni – ha sottolineato Costa – ha permesso la formazione di un nuovo sistema dunale che nel litorale registra l’altezza massima, oltre due metri».

I lavori

Alla Colonia Dux «i rilievi di sabbia non avranno solo una funzione ornamentale – ha detto ancora il geologo –. Procederemo con la ricongiunzione tra duna e retroduna, utilizzando sia le specie botaniche che caratterizzano questi sistemi naturalistici, sia il germoplasma locale, cioè le varietà vegetali autoctone».

È stato prima Mauro Ballero, storico direttore del Dipartimento di Scienze botaniche dell'Università di Cagliari, a chiarire quali siano le piante che hanno caratterizzato anche i cumuli di sabbia al Poetto, partendo dall’Ammophila arenaria, la pianta simbolo dei sistemi dunali costieri. Ma anche il silene, il giglio marino, la soldanella e il limonium. E poi, quanto più ci si allontana dalla riva, i ginepri, nelle diverse varianti (coccolone e licio). Per arrivare al tamericcio, capace di depurare l’acqua del mare dal sale». E ancora: salsole, carici, salicornia e giunchi nelle retrodune, con le classiche boscaglie litoranee formate da cisti, lentischi e olivastri. Ballero l’ha chiamato «ripascimento vegetale» il lavoro programmato dalla Colonia Dux, «un progetto di grande valore perché al Poetto non servono certo pini ed eucalipti».

L’excursus

È toccato a Lello Caravano, firma storica de L’Unione Sarda, raccontare la cronaca di «quella distesa di sabbia nera dragata a largo da un’idrovora chiamata con un ossimoro spaesante, Antigone», ha anticipato Mongiu. Caravano ha cominciato con i numeri: «In sedici giorni il Poetto di Cagliari venne coperto con 370mila metri cubi di una sabbia granulosa, più simile al terriccio, e tutt’altro che bianca. Intervento da 30 miliardi di vecchie lire, per la spiaggia diventata in quegli anni emergenza nazionale. Solo per togliere l’eccesso di pietrisco vennero spesi 300mila euro. Davanti a quell’orrore, con i danni per tre milioni di euro riconosciuti dalla Corte dei Conti, iniziò in quello stesso 2002 il valzer dello sbiancamento mai avvenuto. Questo per la presenza di carbonato di calcio, che dava l’effetto orzata al mare». Sarebbe bastato che in Provincia, regista del ripascimento, avessero letto il libercolo di Michele Agus, geologo cagliaritano di fama, che ieri ha aggiunto: «La sabbia dragata non ha neanche il 50 per cento di quarzo, minerale resistente alle mareggiate».

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