Editoria

«Il referendum? Un’occasione persa» 

Esce domani il nuovo libro di Bruno Vespa: un’anticipazione dell’intervista alla premier 

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Uscirà domani il nuovo libro di Bruno Vespa, “Storia della Seconda Repubblica. Da Berlusconi a Meloni, da Prodi a Schlein”, per Mondadori-Rai libri, 360 pagine. Pubblichiamo uno stralcio del capitolo IX

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C ome sta andando in Europa la battaglia per ridurre il costo delle bollette energetiche? «Siamo partiti da un presupposto oggettivo: la crisi energetica non si abbatte allo stesso modo su tutti gli Stati europei, perché i differenti mix energetici e tessuti produttivi ovviamente contano. Nel caso dell’Italia, noi viviamo una situazione paradossale poiché la formazione del prezzo marginale dell’energia – che ricaviamo per una parte significativa dalla produzione termoelettrica – finisce con il ricadere anche sul prezzo di quella quota di energia che produciamo da rinnovabili. Se a questo aggiungiamo il costo dell’Ets sul gas, ecco che le nostre bollette aumentano sensibilmente. Ed è per questo che, nel decreto bollette, avevamo previsto un meccanismo per scorporare queste voci e neutralizzare una par-te del prezzo. Ci sono voluti diversi mesi di negoziato per arrivare al via libera, ma ora questa misura ci consentirà di abbassare le bollette di famiglie e imprese, con un risparmio stimato di almeno 30 euro a megawattora, secondo i primi calcoli.»

«Ora siamo al lavoro per ottenere passi avanti sull’inflazione, chiedendo che l’Unione europea tenga conto dell’impatto che ha sui bilanci nazionali l’aumento dell’inflazione, indipendentemente dalle scelte dei governi. Per intenderci, noi abbiamo per legge una serie di adeguamenti automatici all’inflazione. Penso, per esempio, alle pensioni e all’assegno unico. Significa che spenderemo miliardi di euro in più senza aver previsto alcun provvedimento nuovo. L’Europa non può non tenerne conto nei suoi parametri. Chiediamo per questo maggiore flessibilità, e stiamo trovando importanti aperture. Non sarebbe la prima volta che un’iniziativa italiana, considerata velleitaria dai più, diventa un fatto. È accaduto anche quando abbiamo chiesto di avere la stessa flessibilità consentita sugli investimenti per la difesa su quelli per l’energia. Alla fine, abbiamo convinto tutti. Ora continueremo a batterci per riformare in profondità il sistema Ets che genera sulle nostre imprese un extracosto, che ne colpisce la capacità competitiva senza arrecare alcun beneficio all’ambiente. Un’altra battaglia complicata ma, come è noto, non è mia abitudine indietreggiare di fronte alle difficoltà.»

A mente fredda, le domando, che cosa non ha funzionato nel referendum sulla giustizia? «Lei sa che per me il giudizio del popolo è sacro», puntualizza la Meloni. «Naturalmente, l’ho detto e lo ripeto, per me si è persa una grande occasione. Non per Giorgia Meloni o per il governo, ma per l’Italia. Non ho una risposta precisa alla sua domanda. C’è chi dice che abbiamo fatto una campagna un po’ troppo tecnica, con argomenti di merito apparentemente distanti dall’immediata comprensione dei cittadini. Mentre, dall’altra parte, abbiamo avuto contro una propaganda esclusivamente politica, quasi sempre falsa nei contenuti e con toni apocalittici: la subordinazione del potere giudiziario alla politica, i pieni poteri, l’attentato alla Costituzione e altre invenzioni del genere, che alla fine han-no però portato a una mobilitazione, appunto tutta politica, di tutto l’elettorato antidestra, e forse anche di una fetta consistente di elettorato antipolitico. Considero, però, che le motivazioni che ci hanno spinto a varare quella riforma che l’Italia aspettava da decenni siano ancora tutte in campo e che dovremo continuare a lavorare per migliorare la giustizia, renderla più efficiente e meritocratica, liberando la magistratura dalla piaga delle correnti, che rappresentano – quelle sì – la subordinazione della giustizia alla politica. Ho letto alcune recenti prese di coscienza da parte di taluni che avevano contrastato con forza la nostra riforma, mi auguro siano sincere e che si possa lavorare per migliorare ciò che si può migliorare.»

È convinta anche lei che non avrà ricadute politiche sulle elezioni o teme che, ancora una volta, la Costituzione verrà brandita come un’arma per colpire la legge elettorale?

«L’onda lunga del referendum è stata in realtà cortissima. Lo abbiamo visto già alle amministrative, che si sono svolte poche settimane dopo e nelle quali il centrodestra ha mostrato un ottimo stato di salute. Questo dimostra che i cittadini sono molto più maturi di quanto spesso la politica, soprattutto a sinistra, sia solita pensare; che sanno distinguere i diversi tipi di elezione e la diversa posta in campo, e immagino sapranno farlo anche quando si voterà l’anno prossimo per le politiche. Sicuramente ci sarà il tentativo di creare il solito “allarme democratico”, lo si vede già nell’enfasi creata attorno alla valutazione che la Corte costituzionale farà della legge elettorale. E, ovviamente, lo vedremo anche nella prossima campagna elettorale, del resto è l’unica posizione condivisa nel Campo largo. L’allarme antifascista non ha funzionato nel 2022, a maggior ragione non credo funzionerà nel 2027. Anche perché, dopo questi anni di governo, nessun italiano intellettualmente onesto può sostenere che il governo abbia compresso alcuna libertà; al contrario, è un dato inconfutabile che, se qualcosa si è fortemente radicalizzato in Italia, è proprio l’opposizione al governo, in un costante inseguimento sempre più a sinistra tra AVS, il M5S e il Pd, con il ruolo di una Cgil sempre più oltranzista e di movimenti antagonisti sempre più violenti, dai quali questa sinistra fatica a prendere le distanze senza se e senza ma. È la sinistra, e non la destra, che deve fare paura.»

Tramontato il premierato, la legge elettorale lo introduce in altra forma, osservo. «Dopo quattro anni, il nostro è il governo più duraturo della storia repubblicana», replica la Meloni. «E l’Italia ha beneficiato di questa stabilità, a partire dal dato economico. Significa spread ai minimi, e quindi miliardi di interessi sul debito pubblico risparmiati e utilizzati per i cittadini, titoli di Stato attrattivi, attrattività per gli investimenti esteri che creano sviluppo, maggio-re incisività ai tavoli europei e internazionali per costruire alleanze a difesa dei nostri interessi. E potrei andare avanti. Per questo vogliamo che la stabilità diventi la regola e l a costante del sistema politico italiano: un premio di governabilità che consenta a chi vince le elezioni di governa-re e un candidato premier indicato prima delle elezioni, da sottoporre al presidente della Repubblica nel rispetto delle prerogative costituzionali del capo dello Stato. Il giorno del voto i cittadini possono scegliere tutto: i parlamentari, la coalizione, il programma e il candidato premier. Tutto. E capisco che questo mandi in agitazione chi oggi non ha una coalizione, un programma, un leader. Ma, soprattutto, continuo a ritenerla una riforma utilissima per i cittadini italiani. Anzi, credo sia giusto dire, come qualcuno ha detto nel corso del dibattito parlamentare, che con questa legge portiamo l’Italia nella Terza Repubblica.»

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