La protesta.

Il programma “Home care”: «L’Inps non sblocca i pagamenti, operatori e pazienti danneggiati» 

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Non è cambiato nulla sull’Home care premium, il programma dell’Inps riservato a dipendenti e pensionati pubblici, o ai loro familiari, che hanno bisogno di assistenza domiciliare, perché non autosufficienti. «L’Istituto nazionale di previdenza continua a non pagarci», protestano di nuovo cooperative sociali e fornitori con partita Iva, chiamati a garantire le prestazioni socio-sanitarie.

Il precedente

Il blocco dei pagamenti non è una novità sul programma, conosciuto anche con l’acronimo Hcp. Lo scorso marzo, in coincidenza con l’avvio del nuovo portale dedicato, la situazione si era presentata identica. Tanto che le imprese sociali «si videro costrette a licenziare il personale», ricorda Antonello Pili, presidente di Confcooperative Federsolidarietà Sardegna. Seguì la prima dura mobilitazione che portò al saldo della prestazioni. Almeno in parte.

Ultime mosse

La pace finanziaria, però, è durata poco. La Confederazione guidata da Pili si è mossa a tutto campo. «Alla Direzione nazionale dell’Inps – sottolinea il presidente – abbiamo inviato le segnalazioni che ci sono arrivate sul ritardo dei pagamenti, con tutti i dati e le situazioni debitorie nei dettagli». Sono migliaia e migliaia di euro fermi che rendono difficoltosa non solo l’assistenza dei pazienti, ma anche la sussistenza dei fornitori.

La testimonianza

Ne sa qualcosa Francesco Sanna, oss di Riola Sardo, che si è trasferito a Cagliari per lavoro. «Per il senso di responsabilità che ci viene dalla nostra professione ma anche per l’attaccamento verso i nostri pazienti, incolpevoli davanti a questa situazione, continuiamo a lavorare gratis. Ma è evidente che si tratta di una situazione non accettabile. Ogni tot mesi non dovremmo elemosinare il pagamento di prestazioni che vengono svolte con la massima regolarità, L’assistenza di persone fragili, in condizioni di salute difficili, non può essere affrontata con tale superficialità da parte dell’Istituto nazionale di previdenza».

Il grande nodo

Sia Pili che Sanna confermano l’origine del problema: «Mai prima dell’ultimo bando 2025-2028 c’erano stati problemi». L’Home care premium sostiene a domicilio i non autosufficienti che, da dipendenti pubblici o pensionati, ottengono il servizio per sé o per i propri familiari a fronte dell’iscrizione alla Gestione unitaria delle prestazioni creditizie e sociali. L’Inps, per contro, garantisce un contributo per pagare i servizi di supporto alla persona. «Chiediamo all’Istituto nazionale di regolarizzare i pagamenti, nell’interesse dei fornitori e dei pazienti», è la voce che arriva dalle famiglie e dagli operatori. Anche perché le prestazioni erogate sono indispensabili per i non autosufficienti: oltre alla cura della persona, con l'Home care premium vengono coperte almeno in parte le spese per la fisioterapia o per i centri diurni.

Il funzionamento

L’Hcp è supportato dagli enti locali: in ogni Comune dove è attivo l’Home care premium esiste uno sportello dedicato che fa da cerniera tra le prestazioni garantite dai fornitori e le richieste delle famiglie. Un incontro tra domanda e offerta che da marzo è diventato un’emergenza senza soluzione di continuità. «Sebbene giornalmente gli operatori aggiornino il portale con l’inserimento dei servizi erogati».

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