Montevideo. Appena dieci chilometri dividono il centro di Montevideo al “barrio” di Casavalle, quartiere poverissimo e disagiato nel ricco Uruguay che ha uno dei pil pro-capite più alti dell'intero continente sudamericano. Papa Leone XIV ha deciso di essere lì lanciando un duro monito: non si può essere indifferenti di fronte a tanta emarginazione. Vale per l’Uruguay ma vale per tutto il mondo: «Un figlio di questo Paese, così ricco di risorse, non dovrebbe andare a dormire senza aver mangiato, né dovrebbe rinunciare a ricevere un’istruzione e un futuro dignitosi a causa dell’insicurezza che regna nelle strade. Tanto meno dovrebbe subire violenze al punto da arrivare a perdere la vita».
La donazione
I problemi nel quartiere di Casavalle, la prima realtà difficile visitata dal Papa in questo viaggio in Sudamerica, sono tanti ma tra i maggiori c’è quella “pasta base”, una specie di crack, che non solo altera le menti ma produce violenza, lotta tra bande, e trascina famiglie intere nel vortice della povertà. A Casavalle, secondo le statistiche nazionali, una persona su due vive in condizioni di povertà estrema. Da una parte l’emarginazione, dall’altra una Chiesa che si è rimboccata le maniche. A partire da padre Cacho, il salesiano morto nel ’92, che qui tutti già chiamano santo. Il Papa porta una carezza ma anche un aiuto concreto grazie alla Papal Foundation: dodici abitazioni nell’ambito di un progetto abitativo realizzato grazie all’iniziativa della parrocchia di Nostra Signora di Guadalupe per sostituire le baracche in lamiera e cartone, dove manca tutto ma in compenso filtrano acqua e vento.
«Lavoriamo uniti»
«Dobbiamo lavorare uniti: la Chiesa, la società civile e lo Stato. Dobbiamo scuoterci dall’inerzia e impegnarci per il bene comune», ha detto Leone citando i «numerosi casi di insicurezza e violenza che purtroppo minacciano la pace dei nostri quartieri, e persino la vita dei nostri cari, e ai quali la società risponde così spesso con indifferenza». Ma accanto a questa realtà c’è «l’altra faccia della medaglia, ovvero l’azione di numerose istituzioni e persone di buon cuore che contribuiscono a promuovere la pace e aiutano le persone ad affrontare i propri bisogni in modo concreto». Prevost cita la parabola del Buon Samaritano e sottolinea: «Non possiamo passare oltre quando sappiamo che in Uruguay ci sono bambini che non vanno a scuola per paura di non tornare più. Non possiamo mettere a tacere la nostra coscienza quando una madre non ha i mezzi per sfamare i propri figli. Non possiamo ignorare che intorno a noi ci sono molte persone che soffrono, che sono sole e vulnerabili». Papa Leone aveva cominciato la sua giornata a Paysandù, una delle città più importanti dell’Uruguay con molti immigrati italiani. «Siamo chiamati a costruire ponti, rafforzare legami, unire», ha detto nell’omelia al Parque Paris Londres.
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