Missione

Il Papa: «In Iran non è una guerra giusta» 

Leone in Spagna preme per il negoziato sull’Ucraina. E l’Ue è «un dono» 

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Madrid. «Invito tutti ad abbandonare le narrazioni divisive e polarizzanti per passare dalle sterili semplificazioni all’apprezzamento della complessità. Vedo qui una specifica vocazione dell’Europa, di cui la Spagna è protagonista originale e fondamentale».

Sant’Agostino

Papa Leone mette piede in Spagna segnando il ritorno di un Pontefice dopo 15 anni e da Madrid parla idealmente all’Ue e alle due Americhe, del Nord e del Sud. Superare le polarizzazioni «è il dono che il Vecchio Continente può fare al mondo se vuole rimanere giovane, come giovane è chi sente di avere un futuro: apprezzare la complessità, non negarla», dice Leone, accolto con tutti gli onori da Re Felipe (con Letizia vestita di bianco come vuole il privilegio per le sovrane cattoliche) e dal premier Pedro Sanchez. «Rifuggire quegli approcci identitari che sembrano rendere tutto chiaro, ma popolano il mondo di fantasmi e di nemici», invita Leone. Prima di toccare il suolo iberico dove si propone di portare «cooperazione e riconciliazione», Prevost si fa precedere da alcune battute in volo con i giornalisti rivolte sia all’indirizzo di Washington che a quello di Mosca. «In Iran non è una guerra giusta», sottolinea, dove con guerra giusta Leone richiama proprio la teoria che alcuni - e addirittura lo stesso vice presidente degli Stati Uniti J.D. Vance - ritengono essere stata sdoganata da Sant’Agostino. La sua teoria del “bellum iustum”, risalente però al IV secolo quando non c’erano «le armi» di oggi, avverte Leone, è stata usata dai Maga per giustificare l’intervento armato in Iran.

La “gara” con la star

Ma dall’aereo di buon mattino Leone ha rilanciato anche sull’Ucraina dopo che sono fallite le prove di dialogo avanzate dal Zelensky e respinte da Putin: «Bisogna spingere il negoziato», insiste. A bordo dell’aereo papale Prevost non elude nessuno dei temi caldi che accompagnano questa visita. Sugli abusi, in un Paese dove le vittime sono sul piede di guerra, ammette: «È una ferita ancora aperta», aggiungendo però che anche se incontrerà alcune vittime, purtroppo «è impossibile ricevere tutte quelle che lo vogliono». Poi il Papa americano menziona anche la star portoricana anti-Trump, Bad Bunny, che a Madrid ha ben dieci concerti in programma in concomitanza con la visita di Leone. «Me o Bad Bunny? - scherza ma non troppo - I giovani magari ora scelgono lui ma se sono alla ricerca di senso poi arriva anche la dimensione spirituale». C’è spazio anche per una battuta a chi gli chiede chi tifi tra Barcellona e Real Madrid: «Il Papa tifa per tutte le squadre, ma Prevost per il Real Madrid».

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