Da luogo dove si affastellano i reperti e la comunicazione è spesso didascalica, a esposizione che valorizza l’estetica, la sintesi e il saper creare una connessione col visitatore. Perché anche una stele funeraria e un’anfora possiedono una loro bellezza che va gustata. Con l’inaugurazione del Padiglione Marcialis è quasi completata la metamorfosi del Museo nazionale ed etnografico G. A. Sanna di Sassari. La riorganizzazione delle sale dell’età nuragica, fenicio-punica e romane portano quasi a compimento il progetto architettonico dello Studio Tortelli-Frassoni che ha interessato pure il Padiglione Castoldi e la Sezione preistorica, inaugurate nel 2024.
Taglio del nastro
La giornata di riapertura delle sale è stata dedicata alla prematuramente scomparsa Elisabetta Grassi, archeologa e direttrice per cinque anni del museo sassarese, che aveva iniziato il percorso di rinnovamento. Il ricordo della dottoressa Grassi che ha espresso il nuovo direttore Antonio Cosseddu ha scatenato un applauso spontaneo e sentito. «L’allestimento strizza l’occhio ai canoni estetici, è più lineare e facilita quella connessione tra reperto e visitatore», ha dettoCossellu. La direttrice regionale Musei nazionali Sardegna Melissa Ricetti ha aggiunto: «Il Museo di Sassari presenta una delle collezioni più importanti in Italia e un allestimento che può stare alla pari per accessibilità con quelli europei. Gli ultimi interventi renderanno fruibile la collezione etnografica e prevedono anche una caffetteria». All’inaugurazione ha partecipato pure il direttore generale Musei nazionali, Massimo Osanna.
Segue l’ordine cronologico e quindi si parte con la sala nuragica dove campeggiano le due vetrine dedicate alle tombe dei giganti. L’evoluzione architettonica del monumento simbolo dell’isola è mostrata nella “Galleria dei Nuraghi” dove è esposto anche un modellino proveniente dalle riunioni del nuraghe Palmavera di Alghero. Una selezione di reperti sugli oggetti di uso quotidiano, delle attività produttive e dei luoghi di culto consente una comprensione immediata di come vivevano i nostri antenati.
Reperti
I rapporti tra la Sardegna e il Mediterraneo sono testimoniati nella sezione Fenicio-Punica : grandi anfore, vasi rituali, scarabei e amuleti. La sala romana si apre con la Tavola bronzea di Esterzili, documento epigrafico del I sec. d.C. che offre una finestra sull’organizzazione sociale e politica della Sardegna romana. La colonia Iulia Turris Libisonis (Porto Torres) ha fornito grandi reperti come statue e mosaici.
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