«Siamo un'unica comunità: chi vive in Sardegna e chi è partito, senza per questo disinteressarsi del suo futuro». Il messaggio di Seu, Sardi emigrati uniti, che oggi e domani dà vita a Firenze al suo primo congresso. La presidente Sara Nicole Cancedda indica l'orizzonte: tenere conto delle nuove energie che attraversano il mondo dell’emigrazione e rendere la rete dei sardi fuori dall'isola una risorsa per chi parte e per chi resta. Domani diretta streaming dalle 11.15 su unionesarda.it e L’Unione Tv.
Che cosa vi aspettate dal primo congresso?
« Sarà l'occasione per riunire i delegati e confrontarci sulle priorità della nostra Isola. I temi sono numerosi e le 21 tesi si arricchiranno attraverso il dibattito. Il punto di partenza è chiaro: l'emigrazione sarda è parte integrante della Sardegna. Ci aspettiamo che dal congresso emerga un indirizzo capace di tradurre questa convinzione in un programma per il futuro ».
Nel confronto a Firenze anche le grandi questioni aperte nell’Isola.
« Perché non siamo una realtà separata da chi ci abita. Siamo un'estensione della stessa comunità e ne condividiamo le istanze. La promozione delle tradizioni e del territorio resta importante, ma il nostro compito comprende anche il confronto con le sfide attuali: transizione energetica, autonomia, spopolamento, turismo sostenibile e questione del 41 bis ».
Quale contributo potete offrire dai territori in cui vivete?
« Molte scelte che interessano la Sardegna si discutono a livello nazionale, mentre fuori dall'Isola le ragioni dei sardi non sempre sono conosciute o comprese. Possiamo sensibilizzare l'opinione pubblica nelle comunità di cui facciamo parte, spiegare quelle ragioni, fungere da cassa di risonanza. Penso alla transizione energetica: abbiamo la possibilità di far capire, al di fuori dei confini regionali, ciò che è in gioco per la Sardegna ».
Qual è la posizione di Seu sulla transizione energetica?
« Rivendichiamo l'autonomia dei territori direttamente coinvolti. Al centro deve esserci sempre l'interesse dei sardi. Qualunque politica si intenda perseguire deve partire da qui: dalle comunità e dal loro futuro. È un criterio che vale per tutte le grandi questioni che l'Isola deve ad affrontare nel futuro immediato ».
Quali novità volete introdurre nell'emigrazione organizzata?
« Preferiamo evitare paragoni. La svolta che vogliamo imprimere consiste nel dare centralità all'emigrazione di oggi. Quando si parla di sardi che hanno deciso di lasciare la loro terra si pensa ancora soprattutto agli anni Sessanta e Settanta. Eppure le partenze continuano, con proporzioni che riteniamo drammatiche. Dobbiamo tenere conto delle istanze di chi lascia in questo momento la Sardegna ».
Chi parte oggi?
« Partono studenti, giovani già qualificati, persone con competenze importanti. La diaspora non si ferma. La Sardegna si priva di tante eccellenze. Il cuore del progetto Seu è mettere in relazione queste persone, evitare che il loro patrimonio di esperienze si disperda e fare in modo che costituisca una forza al servizio dell'isola. La nostra comunità riunisce generazioni diverse, accomunate dall'emigrazione ma portatrici di percorsi differenti: questa varietà è una delle sue risorse principali» .
Si può incidere sul futuro della Sardegna anche da lontano?
« Si può fare molto. Possiamo sostenere chi è rimasto, amplificare la sua voce, confrontarci e contribuire alla ricerca di soluzioni condivise. La distanza non cancella il legame né impedisce di essere utili ».
Quale messaggio scaturirà dal congresso?
«Lo vogliamo indirizzare soprattutto ai sardi che vivono nell'Isola: esiste una comunità organizzata che lavora con grande orgoglio per la Sardegna. Per promuoverne le eccellenze, tutelarne le bellezze e accogliere chi la lascia ».
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