Dopo il ciclone

«Il mio ristorante sepolto da alghe e sabbia» 

Il Frontemare a Quartu è fra i più colpiti, arriva l’aiuto degli altri imprenditori 

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Ha ospitato i clienti fino allo scorso weekend, aperto tutto l’anno tranne il giorno di Natale, poi il passaggio del ciclone Harry ha piegato anche il Frontemare, fra i locali più apprezzati del litorale di Quartu (dove, ieri, dei volontari si sono ritrovati per iniziare a ripulire la spiaggia).

Il ristorante sul mare aperto nel 2012, con cocktail bar e oltre 1000 mq di spiaggia privata utilizzati anche per eventi e matrimoni, è fra i più colpiti dalla furia dell’acqua al Poetto. Tutta l’area sulla sabbia è ora un’enorme distesa di alghe e detriti, poco più indietro restano i segni evidenti della tempesta. Ma, appena passata l’allerta rossa, lo staff (5 dipendenti e il proprietario Giuliano Matta, con alcuni aiuti esterni) si è subito messo all’opera per ripulire, risistemare e ripartire con più forza di prima.

Matta, avete già una prima stima dei danni?

«Stando molto stretti abbiamo valutato non meno di 50mila euro di danni, questo solo per ripristinare quello che c’era prima. Poi però dobbiamo ancora controllare alcune zone, dove non siamo nemmeno potuti entrare».

Cosa ha colpito il ciclone, di preciso?

«Avevamo otto gazebo, tutti distrutti, così come oltre 200 mq di pedane. Poi l’impianto elettrico, quello audio e l’illuminazione».

Quali sono le principali necessità per riaprire?

«Ci siamo mossi subito per ristabilire la sala interna e quella esterna, che non sono state particolarmente toccate. Dentro è arrivata molta sabbia, per fortuna non la mareggiata. Ma l’acqua scende lo stesso dal tetto, perché il tendone è stato sfondato».

Avete potuto salvare qualcosa all’esterno?

«Prima dell’allerta abbiamo tolto gli arredi dai gazebo e abbiamo chiuso l’area con delle piante, sperando che la bufera fosse meno pesante di quanto previsto. Ma non è bastato per bloccare la furia dell’acqua. C’è da dire che, se non ci fossero stati i gazebo, il ciclone avrebbe sfondato tutto: per quanto siano stati distrutti ci hanno permesso di salvare il ristorante».

Quando è successo il grosso del disastro?

«Dal pomeriggio di lunedì. Poi martedì mattina e il colpo di grazia mercoledì notte».

Quando pensate di poter riaprire?

«L’obiettivo è ripristinare tutto entro dieci giorni, perché ormai alla stagione estiva non manca molto. E siamo già al lavoro perché ciò accada».

In che modo?

«Intanto, come Frontemare, facciamo parte di un’associazione: Sardegna Futura, della quale fanno parte circa 60 imprenditori da tutta la Sardegna e che si muove per aiutare le aziende in questi momenti. Grazie al suo supporto, questi giorni abbiamo con noi due ragazzi di una pizzeria del Cagliaritano che sono venuti a darci una mano, così come un ragazzo da un ristorante di Oristano che ha portato un’idropulitrice e ci sta fornendo un grosso aiuto. Sardegna Futura ha poi creato una raccolta fondi, che in meno di 24 ore ha ottenuto 10mila euro».

Com’era stata l’ultima stagione?

«Con qualche presenza in meno rispetto alla precedente. Motivo per cui ora, oltre a dover recuperare quel piccolo calo, dobbiamo raggiungere un risultato migliore e farlo mettendoci sopra i costi dei lavori di ristrutturazione. Non sarà semplice, anche in considerazione degli aumenti generalizzati, ma a testa bassa cercheremo di fare il più possibile».

Ha parlato con altri operatori del Poetto?

«Sì, certo: qui siamo tutti amici e ci aiutiamo a vicenda. È successo tante volte in passato e sarà così anche adesso. A me non piace piangere sul latte versato ma risolvere, andare avanti e con le forze rimaste aiutare chi è rimasto indietro».

Qual è il messaggio che vuole mandare?

«Che nessuno di noi operatori rimarrà solo. In questi momenti ci si può sentire così, perché magari i contributi non arrivano subito e le difficoltà per rialzarsi sono tante. Ma, anche a livello operativo, faremo in modo di aiutarci a vicenda e arrivare alla stagione estiva tutti pronti per riaccogliere i clienti».

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