Decimomannu.

«Il mio inno per Santa Greca» 

Giuseppe Melis: ero ateo e comunista, poi mi sono convertito 

Per restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp

C’è la firma di Giuseppe Melis, 73 anni, “nativo” decimese, dietro l’inno “A Greca Santa dei giovani” che oggi fa cantare Decimomannu durante la festa più sentita del paese. La sua è una storia in cui la musica si intreccia alla vita, fatta di passioni nate da giovane sulle panchine, di scelte coraggiose e di un amore viscerale per la propria comunità. Oggi Giuseppe è direttore artistico del coro San Francesco e canta tra i bassi di Sant'Antonio, portando avanti una missione iniziata cinquant’anni fa.

La storia

Tutto comincia negli anni Settanta, in pieno fermento Flower Power. In casa Melis, però, la chitarra è un tabù: «In casa chi suonava era considerato delinquente, drogato, “bagamundu”. Quindi lo facevo di nascosto con quelle degli amici», ricorda Giuseppe.

Autodidatta, impara rubando i segreti dei vinili dei Beatles e di Fausto Leali: «E dall’insegnante Gino Mazzullo “scroccavo” le lezioni di musica pagate da un amico». Sarà proprio Mazzullo, anni dopo, ad aiutarlo a scrivere lo spartito dell'Inno dei giovani a Santa Greca.

Il bando, indetto nel 2019 dalla parrocchia di Sant’Antonio Abate e dall'Ufficio di pastorale giovanile di Cagliari, vede Giuseppe trionfare su tre finalisti. La sua canzone, già pronta nel cassetto, conquista tutti per la sua immediatezza: «L’inno ha avuto successo perché era accessibile ai giovani. Metrica adattata, orecchiabile, semplice da cantare». Un’opera nata come promessa: «L'inno è la dimostrazione del mio affetto alla Santa. Non mi aspettavo che avrei vinto».

La svolta

Il percorso di Giuseppe è una strada tortuosa. Cresciuto da ateo e comunista fino a diventare segretario giovanile del Pc locale, vive una profonda conversione spirituale che spacca la sezione del partito. Attaccato dal direttivo, viene difeso solo da un ingegnere non sardo: «Alcuni comunisti mi avevano puntato il dito contro dicendomi “lecchino dei preti”, “stura candelasa”, minacciando “o vai in chiesa o resti in sezione”. Ho preferito e scelto la salvezza dell’anima».

In parrocchia, sotto la guida di don Madeddu, Giuseppe non trova solo la fede, ma anche Luisa Meloni, diventata sua moglie. A lei è dedicato il 50 percento delle sue prose musicate, di cui una ventina iscritte alla Siae. È stata proprio Luisa a raccogliere in un libro le poesie e i biglietti che lui scriveva di nascosto.

Sul palco

Dai tempi del coro per bambini e del Musical - in cui cantavano anche le figlie Emma ed Ester - alla manifestazione rionale “Insieme sotto le stelle” con gli amici più stretti, Giuseppe ha sempre cercato la condivisione.

Venerdì scorso, in occasione della presentazione alla cittadinanza del “Comitato Santa Greca V.M. Unesco”, è tornato a cantare l’inno: «Non ho paura del pubblico, ma piuttosto che non ci sia gente ad ascoltare. Mi dà energia e mi sento un animale da palcoscenico. Poi scendo dal palco, l’adrenalina cala e divento un pupazzo. Prima di morire vorrei fare un bello spettacolo a Decimo cantando le mie canzoni con gli amici musicisti di un tempo».

RIPRODUZIONE RISERVATA

Questo contenuto è riservato agli utenti abbonati

Per continuare a leggere abbonati o effettua l'accesso se sei già abbonato.

• Accedi agli articoli premium

• Sfoglia il quotidiano da tutti i dispositivi

Sei già abbonato?