Viale Regina Elena.

«Il Marino è stato eccellenza della sanità» 

La storia dell’ospedale del Poetto ripercorsa nei Seminari sull’arte della manutenzione 

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«Il Marino del Poetto, è vero, Colonia Dux non è mai stato, quel progetto non si era concretizzato, ma il vecchio ospedale sulla spiaggia ha rappresentato invece un fulcro della sanità». Maria Antonietta Mongiu ha lanciato così, ieri, l’undicesimo appuntamento dei Seminari sull’arte della manutenzione, nella storica sede de L’Unione Sarda in viale Regina Elena 14. La sala Video on line piena, segno nostalgico di «un ospedale che sembrava nato fatiscente – ha detto la professoressa e direttrice scientifica dell’iniziativa – eppure resta espressione di un vitalismo post bellico attento anche ai luoghi di cura. Una memoria su cui abbiamo il dovere della manutenzione continua».

L’iniziativa

I saluti, come sempre, li ha fatti Diana Zuncheddu, presidente del Cda nella Colonia hotel srl, la società che ha vinto il bando regionale sul recupero dell’ex ospedale Marino e ha voluto trasformare la riqualificazione in un’occasione per riavvicinare Cagliari alla sua storia più recente. «Anche oggi – ha detto Zuncheddu – ascoltiamo e impariamo», riferendosi a Paolo Porcella e Piero Loriga. Il primo dirigente medico della Clinica ortopedica al Marino, il secondo luminare di Gastroenterologia che nell’ospedale del Poetto si fece le ossa in Chirurgia d’urgenza e al Pronto soccorso.

La testimonianza

Porcella l’ha buttata lì, alla fine di una relazione appassionata: «Parliamo di un ospedale che è stato grande, ma chi ha deciso di smantellarlo?». È il 1947 quando la struttura sanitaria venne completata. «In quegli anni – ha ricordato il medico – l’ossessione era la lotta alla Tbc, tanto che il presidio nacque come ospedale sanatoriale. Al Poetto, visto il sole, l’aria e la possibilità di stare all’aperto, si curavano le malattie tubercolari ossee. Quelle polmonari, invece, venivano dirottate al Santissima Trinità (di via Is Mirrionis). Erano anche gli anni in cui inizia a diffondersi la motorizzazione di massa, prima la Vespa, poi la Seicento e la Cinquecento, una rivoluzione dei costumi che portò negli ospedali la traumatologia della strada. Il Marino venne affidato ad Antonio Cabitza, allievo di uno dei più grandi ortopedici del secolo scorso, Francesco Delitala», ha detto Porcella.

L’altro racconto

Nel suo viaggio della memoria, Loriga si è quasi commosso: «La mia presenza qui mi ha portato ad aprire uno scrigno impolverato, quello di un giovane medico che al Marino ha iniziato la professione. Sono andato via nel 1979 (approdò al Santissima Trinità dove portò il gastroscopio). Allora – ha ricordato l’ex primario – si facevano le diagnosi cliniche basate sull’osservazione: non c’erano Tac, risonanze ed ecografie. Solo dopo arriveranno i turni di guardia più brevi, l’ambulanza fissa e non su chiamata, così come il radiologo e l’anestesista». Ieri ha chiuso Enrico Trogu, direttore dell’Archivio di Stato dove sono custoditi i documenti che «hanno accompagnato la nascita del Marino, la cui proprietà sino agli anni Settanta è stato al centro di un contenzioso tra la Gioventù italiana, espressione del periodo fascista, e la Asl locale. Era il 1944 quando venne decisa, in via definitiva, la destinazione sanitaria del Marino».

Prossimo appuntamento

I Seminari sull’arte della manutenzione fanno una pausa in coincidenza con Tutti i Santi. Si riprende il 9 novembre, sempre in viale Regina Elena, dalle 18. Si parlerà di colonie estive.

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