«No ad altre leggi che sconvolgano un sistema già sconvolto». È una partenza accelerata, e polemica, quella impressa ieri a Sassari dall’incontro, promosso dai Riformatori Sardi, per presentare “il manifesto di una nuova stagione della sanità sarda”. Franco Meloni, manager del settore e moderatore dell’incontro, pronuncia l’assunto con un chiaro riferimento al terremoto attraversato dal comparto isolano con la nomina da parte della giunta Todde di commissari straordinari per le Asl. «Basta fare leggi che cacciano i direttori generali!», continua nella sala gremita dell’hotel Grazia Deledda e a un metro da Flavio Sensi, al momento dg dell’Asl 1 di Sassari (che lascerà per la Multiss), ritornato in sella con la sentenza del Tar.
Il programma
Uno spunto per imprimere l’avvio alla spiegazione di un programma che ha basi strutturate dalla diagnostica compiuta per mesi dai Riformatori sul corpo malaticcio del comparto isolano, che febbricitante rimane a dispetto dei quasi 3 miliardi e 700 milioni stanziati nel 2024. Ma i soldi non danno la felicità e nemmeno cure certe come appare evidente a chiunque sia passato sotto le forche caudine di una malattia. «Bisogna chiarire le priorità - incalza Meloni - e investire sul territorio con lo sviluppo delle Case della salute e degli ambulatori territoriali». Bisogna riorganizzare poi la rete ospedaliera mettendo uno stop, dice, «al modello in cui tutti fanno tutto». L’equazione pare solare: ci vuole una vocazione specifica per ciascun presidio ospedaliero, oltre «a redistribuire funzioni e risorse con criteri oggettivi». Aldo Salaris, segretario regionale del partito cita l’accordo Prodi-Soru del 2008 che consegnava l’autonomia finanziaria alla Sardegna sulla sanità. «Va rivista - dice - perché non si può più reggere secondo i range di allora. Bisogna agganciare le risorse parametrandole al gettito fiscale di oggi».
Pubblico e privato
L’adeguamento citato rientra anche, in modo diretto o trasversale, nelle parole degli altri convitati oltre Sensi, come il dg Aou di Sassari, Serafino Ponti, l’ex commissario della stessa Azienda, Mario Palermo, e Fausta Pileri, segretaria territoriale Nursind. A proposito di criticità Palermo stigmatizza un’altra tara: «C’è sempre il problema di chi viene e dice risolvo tutto io. Ma non funziona». A lui tocca evocare il fantasma sempre più reale della sanità privata convenzionata. «Deve essere un plusvalore guidato per dare quello che il cittadino si aspetta. Le due sanità devono convivere». L’altro spauracchio porta le temperature dell’inverno demografico ed è Pileri a riferire dati che fanno paura più che riflettere. «Nel 2045 il 66% della popolazione avrà più di 65 anni». E per quel traguardo mancano, se non si interviene subito, medici e infermieri.
Cure a distanza
«Ci vogliono incentivi per lavorare nei territori periferici - così Meloni - per evitare che i pazienti finiscano tutti al pronto soccorso di Sassari». «Noi - ribatte Sensi - abbiamo fatto 2 hospice in 18 mesi quando se ne parlava da 25 anni». Il direttore generale vanta pure l’azzeramento delle liste d’attesa della sua Azienda. «Temo però - sembra azzerare invece l’entusiasmo Palermo - che si stia rinunciando alle cure e si usi ormai il pronto soccorso come porta per l’ospedale». Soluzione a cui si contrappone l’avvenirismo della telemedicina, in realtà già presente. «È un cambio di mentalità - aggiunge Ponti - lo stiamo facendo con progetti di cura a distanza come “Telemakos”, non più progetto pilota ma servizio stabile». Un futuro che, rimarca, «garantisce l’equità dell’accesso alle cure anche per chi vive nei paesi». Molti punti convergono nel documento dei Riformatori Sardi che avrà un passaggio istituzionale importante con il ministro della Salute, Orazio Schillaci, a cui, il prossimo 10 aprile a Cagliari verrà consegnato il manifesto. «Non una riforma cosmetica - chiarisce il documento - ma un percorso di responsabilità».
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