Non un unico killer, ma una banda di rapinatori che prima ha organizzato una vera e propria trappola nei confronti dei due giovani e poi non ha esitato a uccidere per portarsi via i soldi e fuggire. Emergono dettagli sempre più inquietanti sui contorni dell’aggressione costata al vita a Leonardo Mocci, il muratore di 23 anni di Villacidro ucciso la notte tra mercoledì e giovedì a Monserrato. Era andato in piazza Settimio Severo per accompagnare un amico che aveva paura di andare da solo all’appuntamento per chiudere un affare, ma entrambi sarebbero caduti nella trappola di alcuni rapinatori che sarebbero saltati fuori dal nulla con il volto coperto. Nel frattempo i carabinieri del Nucleo investigativo stanno proseguendo le indagini in gran segreto, coordinati dai pm Enrico Lussu e Diana Lecca: a quanto pare non si cerca più un killer isolato che avrebbe ucciso al termine di una lite, ma una vera e propria banda di rapinatori e assassini, con tanto di complici e basisti.
L’inchiesta
Negli ambienti investigativi le bocche restano cucite, rispettando la consegna del silenzio imposta dalla Procura. Ma sta di fatto che, dopo il delitto, nella caserma di via Nuoro a Cagliari sono stati convocati numerosi giovani come persone informate sui fatti (a 12 è stato fatto la prova dello stub, il cosiddetto guanto di paraffina che serve per verificare la presenza di residui di sparo) e molti, a quanto pare, si sarebbero presentati all’interrogatorio accompagnati da alcuni avvocati. Il fascicolo, aperto con l’ipotesi di omicidio volontario, resta ancora contro ignoti, ma sin dalla sera di giovedì la sensazione era che gli inquirenti avessero già chiaro l’accaduto.
La trappola
Leonardo Mocci e un altro giovane sarebbero dunque finiti in una trappola, allestita da alcuni rapinatori che avevano intenzione di derubarli. Il muratore sarebbe stato lì quella notte per accompagnare l’amico, intenzionato a chiudere un affare con degli altri ragazzi (non è ancora chiaro di cosa si tratti), ma all’arrivo in piazza, poco dopo la mezzanotte, i due si sono trovati davanti agli occhi delle persone col volto coperto da un passamontagna che volevano i soldi. Mocci sarebbe rimasto al volante della sua Fiat Panda, mentre l’amico sarebbe sceso dall’auto, venendo subito aggredito con pugni e schiaffi: vedendolo in difficoltà, il 23enne (con un’esperienza anche da pugile dilettante) sarebbe sceso a sua volta per difenderlo e, a quel punto, uno dei rapinatori avrebbe tirato fuori una pistola di grosso calibro. Si parla anche di una breve fuga, poi lo sparo che l’ha ucciso. L’amico sarebbe così fuggito con l’auto di Mocci, abbandonata poco dopo a Settimo San Pietro: non si sa se prima dell’omicidio o dopo, ma sembra che poi sia tornato a Monserrato con un altro ragazzo, chiamato a notte fonda, nel tentativo di recuperare il 23enne. Nella piazza dell’agguato, invece, c’erano già i soccorritori del 118 che provavano inutilmente a rianimare il ferito con i carabinieri. Nessuna traccia degli aggressori, che sarebbero fuggiti subito a piedi (forse qualche complice li aspettava in auto in via Decimo Mure), e degli altri giovani che, di solito, a quell’ora tarda si ritrovano comunque sotto i palazzoni. C’erano, invece, alcuni inquilini che vivono in uno degli edifici e che, sentito lo sparo, erano scesi per vedere cosa fosse accaduto e hanno chiamato i soccorsi.
Si stringe il cerchio
Agli inquirenti è apparso subito impossibile che nessuno avesse visto nulla. Per tutta la giornata di giovedì, ma anche venerdì e ieri, i militari del Nucleo investigativo hanno interrogato i testimoni e visionato le telecamere a circuito chiuso della zona, facendo pure la prova dello stub a una dozzina di giovani. Il giovane che sarebbe caduto nella trappola assieme a Mocci è stato individuato nel giro di qualche ora: pare che nel volto avesse ancora i segni del pestaggio. I militari hanno acquisito anche una decina di telefonini cellulari che ora vengono esaminati. Tante le persone già sentite, alcune delle quali sarebbero cadute in contraddizione: per loro non è esclusa un’ipotesi di favoreggiamento. Ma la sensazione è che il cerchio si stia chiudendo attorno a chi ha organizzato la trappola e ucciso il 23enne di Villacidro, intervenuto per salvare l’amico.
RIPRODUZIONE RISERVATA
Questo contenuto è riservato agli utenti abbonati
Per continuare a leggere abbonati o effettua l'accesso se sei già abbonato.
• Accedi agli articoli premium
• Sfoglia il quotidiano da tutti i dispositivi
