Intervista su Videolina: aree idonee, servitù, rinnovabili

«Il Governo taglia fuori le Regioni: pronti a ricorrerre alla Consulta» 

Il segretario del Pd Silvio Lai parla dell’ultimo decreto energia 

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Transizione energetica, semplice e accelerata. Le “misure urgenti” del decreto legge 175 affiancano il Pnrr: per rispettarne gli obiettivi e incassarne le rate. L’ultima entro il 31 dicembre 2026. Si allentano così i vincoli e si escludono Regioni. Per Silvio Lai, deputato e segretario regionale del PD, il Governo è «in piena confusione».

Addirittura? Ci hanno lavorato per mesi.

«Questo è il terzo decreto in un anno, stiamo andando avanti correggendo gli errori dei precedenti. Ma anche questo non tradisce il percorso. Apre altri problemi, molto più gravi».

Ad esempio?

«Intanto le “aree idonee a prescindere”: quelle ferroviarie, aeroportuali, militari. Se un progetto viene presentato in quelle aree si fa. A prescindere, appunto, dalle valutazioni del territorio e della Regione. Vale anche per l’agrivoltaico: si fa a prescindere stabilendo che le superfici agricole devono essere garantite almeno per lo 0,8% e sino al 3%».

Campi coperti…

«Si toccano, e lo dicono le organizzazioni agricole, terreni pregiati senza nessuna valutazione. Senza ruolo da parte di questi soggetti e della pianificazione regionale. Un pasticcio gigantesco».

Con il decreto si salta la Conferenza Unificata. Ovvero le Regioni.

«Come nel giugno 2024. La Sardegna era stata l’unica ad opporsi. Oggi molte Regioni bocciano il decreto perché non risolve il pregresso e la gestione delle domande già arrivate».

Il Tar del Lazio chiedeva un decreto per “omogeneizzare” le autorizzazioni.

«Certamente risponde alla sospensiva del Tar. Ma serve anche per una sorta di “milestone” (un traguardo negli obiettivi, ndr) formale del Pnrr. Il pericolo è che con un decreto già operativo e non discusso, si insedino imprese “delicate” sul piano della possibile speculazione».

Ricorso alla Consulta?

«Lo Stato ha sicuramente le funzioni di produzione e trasporto dell’energia, ma la pianificazione del territorio è una cogestione delle responsabilità. Lo spazio perché la Corte costituzionale intervenga sul tema c’è ed è altissimo».

Eolico a tre chilometri dai siti tutelati, fotovoltaico a 500 metri. Rispettate le “fasce”, tutto diventa area idonea?

«Assolutamente. Nel decreto ci sono due cose delicatissime. La prima è che su alcune taglie di impianti non c'è più bisogno neanche delle autorizzazioni ambientali. La seconda è che anche il parere paesaggistico diventa un elemento di ausilio, non è obbligatorio osservarlo. Siamo di fronte a siti Unesco che possono prevedere nelle vicinanze impianti di pale eoliche senza autorizzazione paesaggistica».

Sarebbe una scorciatoia...

«Gli obiettivi della transizione energetica sono da raggiungere, ma non così. Un esempio. Quasi tutti i terreni militari, in Sardegna, sono sulle coste. Immaginiamo l’impatto degli impianti eolici. Confido che la Corte costituzionale ci dia ragione».

Leggo nel decreto: «Le Regioni non possono prevedere divieti generali e astratti». E sull’agrivoltaico: «Moduli in posizione adeguatamente elevata da terra».

«Ci sono terminologie che applicate nella sostanza vogliono dire “si apre a tutto ciò che viene proposto”. È un decreto raffazzonato. Elevata quanto? due metri, tre metri? Se non si sa, puoi fare come vuoi».

I l decreto dice che non si possono individuare aree idonee regionali dove «le caratteristiche degli impianti da realizzare siano in contrasto con i piani paesaggistici». Noi abbiamo il ‘’buco’’ delle zone interne…

«C’è già il piano paesaggistico per le coste, possiamo fare rapidamente anche quello dedicato alle zone interne. In tal senso il Ppr impedirebbe alcune attività, ma, visto il decreto, non quelle nelle aree demaniali».

Intanto le richieste si moltiplicano.

«Si deve resistere davanti alla Corte Costituzionale. Anche per dimostrare che la Sardegna può raggiungere l’obiettivo dei 6.2 gigawatt nel 2030 in quell’1% di territorio non vincolato dalla Regione. Insomma, c'è il piano che riguarda il diritto ad una leale collaborazione con lo Stato, e c’è quello dell’obiettivo possibile. Che, per quanto esoso, può essere raggiunto alle condizioni attuali».

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