Macchiareddu.

Il futuro della Sanac appeso a un filo 

Smembrato il gruppo nazionale, lo stabilimento sardo è l’unico invenduto 

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Una ferita nel cuore della filiera dell’acciaio sarda e nazionale. Si chiude un’era durata oltre 70 anni per lo stabilimento Sanac di Assemini, di fatto “sacrificato” al termine di una lunga vertenza sfociata nello smembramento dello storico gruppo refrattario.

La svolta ha sancito il via libera del ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit) all’aggiudicazione dei siti di Vado Ligure, Gattinara e Massa Carrara alla Erre Trading. Per l’impianto di Macchiareddu, invece, si prospetta un nuovo bando di vendita.

Ultimo capitolo

È il capitolo finale di un processo di cessione che dal 2015 ha visto il fronte sindacale battersi unito - con Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec Uil - per evitare lo “spacchettamento” dei quattro poli aziendali. La forza di Sanac, hanno sempre ribadito i sindacati, risiedeva nell’interconnessione e nella complementarietà delle competenze, delle professionalità e della gamma di prodotti refrattari espressi dai vari stabilimenti. Oggi quella visione unitaria crolla.

Il progetto

A pesare sul destino dello stabilimento sardo è stata anche l’impasse attorno al progetto di riconversione che la Erre Trading aveva abbozzato per Assemini. L’idea di trasformare il sito in un impianto incentrato sul riciclo di centomila tonnellate di materiali ferrosi, con la realizzazione di una discarica per il conferimento degli scarti, è stata respinta dalle istituzioni locali.

La Regione ha ritenuto irricevibile l’ipotesi: l’assessore all’Industria, Emanuele Cani, ha ribadito l’impossibilità di rimpiazzare una gloriosa produzione industriale con la semplice movimentazione di rottami; l’assessora del Lavoro, Desirè Manca, ha respinto l’idea che l’Isola «sia trattata come discarica. La tutela dei lavoratori è fondamentale ma deve camminare di pari passo con la tutela assoluta del nostro territorio».

Nel mirino

La rabbia maggiore tuttavia è indirizzata verso il Governo e il ministro Adolfo Urso. I segretari territoriali Giampiero Manca, Mattia Carta e Davide Collu puntano il dito contro un’inversione di rotta giudicata imperdonabile: nel 2024, in visita allo stabilimento, il ministro aveva favorito la ripresa degli ordinativi consentendo di riaccendere il forno Gibbons - fermo da due anni - e garantendo le forniture strategiche per le acciaierie di Taranto. Oggi i sindacati denunciano il tradimento delle promesse e chiedono che a Roma si proceda subito con la pubblicazione di un nuovo bando di vendita per attrarre imprenditori competenti capaci di restituire una vera prospettiva industriale e occupazionale al sito di Assemini.

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