Il caso.

Il dress code esteso a giudici e avvocati 

Palazzo di giustizia: il divieto di pantaloncini e minigonne vale per tutti 

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Non più solo per i cittadini che entrano a fare : da ieri la nuova norma sul dress code per entrare a Palazzo di Giustizia vale anche per dipendenti, avvocati e magistrati. D’altronde, lo scorso fine-settimana, il presidente della Corte d’appello, Massimo Orlando, l’aveva sottolineato a chiare lettere: «Nessuna disparità». E ieri mattina, tutti i manifesti piazzati la scorsa settimana che intimavano le nuove regole di abbigliamento per i “visitatori” sono stati sostituiti dai nuovi, destinati a chiunque entri nella cittadella della giustizia di piazza Repubblica o nel Tribunale dei Minori di via Dante.

Nuovi manifesti

Per evitare qualsiasi equivoco, come era accaduto nei primi giorni, ieri la Corte d’appello ha dunque sostituito i cartelli. Resta invariata la lista dei capi d’abbigliamento vietati: pantaloncini e bermuda, minigonne, canottiere, cappellini, abiti trasparenti e ciabatte. Su quest’ultima si nota una variante: mentre prima erano espressamente indicate le «ciabatte e le infradito», ora spicca un generico «ciabatte da mare». Una dicitura che, a questo punto, potrebbe consentire le calzature femminili più eleganti e alla moda, così come le birkenstock (quelle in pelle e sughero).

Consensi diffusi

Ora che, con i nuovi manifesti, anche i rischi di un potenziale equivoco discriminatorio bisognerà capire chi sarà chiamato a far rispettare le prescrizioni. Se per gli esterni il blocco sarà affidato alle guardie giurate che si occupano del servizio di sicurezza e sorvegliano i tornelli, per i dipendenti del Palazzo e per gli avvocati (muniti di badge) è probabile che la questione debba essere demandata ai dirigenti degli uffici e all’ordine professionale. Un problema non complicato, visto che è molto raro vedere avvocati, dipendenti e magistrati che vanno al lavoro in abbigliamento non consono. Tra i tanti che commentavano le novità nei corridoi dell’edificio, che ora si stanno nuovamente riempendo nuovamente dopo la pausa estiva, la maggioranza concordava con l’iniziativa.

La decisione

«È una decisione che abbiamo preso in Conferenza permanente e tutti hanno condiviso l’opportunità e la finalità di restituire decoro agli uffici giudiziari», aveva chiarito il presidente Orlando, spiegando la novità: «Il provvedimento si applicherà a tutti, non solo ai visitatori: anche ai dipendenti e ai magistrati, perché non c’è motivo di escludere nessuno. Il decoro dell’ufficio giudiziario è strettamente collegato al benessere organizzativo, quindi è uno degli obblighi del datore di lavoro, previsti dalla legge sulla sicurezza dei luoghi di lavoro».

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