La tragedia

Il dolore dei familiari dei dispersi 

Chi sono Patrizia e Luca, i due italiani di cui non si hanno notizie 

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Kathmandu. Fuori da una base dell’esercito nel distretto di Nuwakot, in Nepal, le dita scorrono sulle liste di carta appese alle pareti. I familiari cercano un nome, una traccia, una notizia dei propri cari ancora dispersi. Una catastrofe che, secondo una prima stima, potrebbe costare miliardi di dollari al Paese. Ora, però, è ancora tempo di piangere le vittime, che crescono ora dopo ora. Sono 675 i morti recuperati in Nepal e 2.426 le persone ancora non contattabili. La Cina conta altri sette morti e 554 dispersi. Complessivamente, le persone di cui non si hanno notizie nelle due aree superano quota 3.000, anche se è ancora difficile stabilire se ci siano delle sovrapposizioni tra le due liste. Il ministero degli Esteri nepalese riferisce intanto che sono state tratte in salvo oltre 4.450 persone nelle aree colpite, tra cui più di 187 cittadini stranieri, ma ne mancano ancora 420 all’appello, compresi tre italiani. Numeri che aiutano, ma non bastano a capire la dimensione della catastrofe che ha colpito il confine tra Nepal e Tibet mercoledì scorso. E che metterà in ginocchio il Paese anche nel futuro.

La ricostruzione

Mentre continua la ricerca dei dispersi, Kathmandu comincia a misurare ciò che resta da ricostruire. Il ministro delle Finanze Swarnim Wagle ha stimato in 4-5 miliardi di dollari il costo, una prima cifra destinata a essere aggiornata con il completamento della valutazione dei danni. Ma prima della ricostruzione viene la corsa contro il tempo per chi potrebbe essere ancora vivo. Dei 2.426 dispersi in Nepal, 933 sono lavoratori di progetti idroelettrici. L’esercito sta cercando di raggiungere oltre 100 persone rimaste intrappolate nel tunnel dell’impianto Upper Trishuli 3B, nel distretto di Rasuwa, in un’operazione descritta come estremamente difficile e ad alto rischio. Gli accessi sono ostruiti da fango, massi e sedimenti trascinati dal fiume e i soccorritori devono prima capire se e come sia possibile entrare. Il dramma dei tunnel, però, potrebbe essere più ampio. Per questo Kathmandu ha chiesto aiuto a India e Cina. La ricerca dei dispersi si intreccia intanto con un’altra emergenza: quella delle salme. Centinaia di corpi sono stati recuperati a valle dopo essere rimasti a lungo nell’acqua e rischiano una rapida decomposizione. Un problema enorme per il loro riconoscimento.

I due italiani dispersi

L’amore, lo sport, la musica e soprattutto la scoperta del mondo: sono questi gli ingredienti della vita insieme di Patrizia Marziale e Luca Baracchini, la coppia italo-svizzera, dispersa nella tragedia nepalese. A Lugano, città in cui risiedono, Luca è director consumer & digital di Deloitte, multinazionale di consulenza e revisione contabile, con un’esperienza pluridecennale nella transizione digitale e nell’e-commerce. Patrizia è una delle atlete di punta nella squadra di hockey su prato Hac Lugano: uno sport che per lei ha sempre rappresentato anche una straordinaria rete di amicizie, tra trasferte sportive e vacanze. C’è un filo rosso poi che unisce Patrizia e Luca: la musica. Quella dei concerti è una delle esperienze irrinunciabili. Un amore, quello per le note, che lega Patrizia anche al figlio Enrico, affermato produttore nel panorama svizzero della musica Techno. Il grande itinerario a cavallo tra Tibet, Nepal e Himalaya, un viaggio in 12 tappe snodato tra Lhasa e Kathmandu, rappresenta soltanto l’ultima tappa di una lunga serie di avventure vissute in coppia.

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