Prima il grande bluff iniziale della Cia, che dava al sicuro il pilota americano del caccia F-15 disperso prima ancora di averlo trovato, poi l’operazione vera e propria con centinaia di uomini delle forze speciali mobilitati per salvarlo. Nel mezzo un'aspra battaglia notturna e due aerei da trasporto C-130 fatti saltare in aria per evitare che finissero in mani nemiche. Così gli Stati Uniti, in un'operazione ad alto rischio portata avanti tra sabato e domenica, hanno davvero evitato che il loro militare venisse fatto prigioniero dall’Iran.
Il presidente ha parlato di «miracolo di Pasqua». Fatto che senza lo «stratagemma» probabilmente sarebbe stato difficile arrivare al lieto fine. Dire al nemico di aver già recuperato il proprio soldato è stata una «campagna di depistaggio» che ha spinto Teheran a interrompere le ricerche, addirittura il servizio di spionaggio Usa aveva riferito che il pilota stava lasciando il Paese. «Mentre tra gli iraniani regnava l'incertezza, la Cia ha usato le sue capacità sofisticate e uniche per trovarlo", ha riferito un alto funzionario all’Nbc News. Il pilota è rimasto nascosto «in un luogo di montagna remoto» e, una volta individuatane la posizione, l’agenzia Usa ha «informato il Dipartimento della Difesa e la Casa Bianca ha autorizzato il blitz per andarlo a prendere».
Per tenere gli iraniani lontani dall’area in cui il pilota si trovava, i droni Mq-9 Reaper hanno creato un fuoco di sbarramento, mentre gli aerei d'attacco hanno sganciato bombe contro convogli di Teheran. Alla fine i commando Usa sono usciti indenni, senza vittime o feriti. Hanno lasciato l’Iran sani e salvi, con scalo immediato in Kuwait per prestare le cure necessarie all'ufficiale ferito.
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