«Non doveva succedere». Lo ripete tre volte, poi silenzio. Non si dà pace. Da giovedì pomeriggio la sua famiglia è precipitata in un baratro, tutto è crollato. Di una cosa però Carlo Pinna è sicuro «mio fratello non è un assassino. Anche lui è una vittima». La voce si spezza, davanti agli occhi continuano a scorrere le immagini di un dramma indicibile con il padre Giuseppe ferito a morte da Paolo, il figlio 42enne da ieri piantonato dai carabinieri nel reparto di Psichiatria del San Martino di Oristano. Oggi intanto l’autopsia sul corpo del pensionato potrà dare le prime risposte tecniche a una tragedia che forse non troverà mai un valido perché.
Lo choc
Il giorno dopo il dramma che ha sconvolto Bosa, restano tanti e dolorosi interrogativi. Paolo Pinna era in cura al Centro di salute mentale della Asl di Oristano, da anni conviveva con una situazione di fragilità che con l’assistenza adeguata e l’amore del padre Giuseppe, della mamma Maddalena Morittu e dei fratelli, si era sempre riusciti a gestire. Fino a giovedì, quando intorno all’ora di pranzo è scattato qualcosa nella mente del 42enne. Non è chiaro se ci sia stata un impeto imprevedibile, se il padre gli stesse somministrando dei farmaci, di certo però c’è stata una reazione furiosa: con un cacciavite, Paolo Pinna ha colpito quasi alla cieca il padre, 78anni. Ferite ovunque, al petto e all’addome, l’ex imbianchino (secondo quanto emerso dalla prima ricostruzione degli investigatori) avrebbe anche provato a difendersi ma è stato inutile. Così come a nulla è servito l’intervento della moglie che, accorsa quando ha sentito le urla, non ha potuto evitare il peggio. E poco dopo, nonostante i disperati tentativi dei medici di salvargli la vita, Giuseppe Pinna è morto fra le braccia del figlio Carlo. Insegnante di educazione fisica, il docente dell’istituto tecnico si è precipitato verso la casa dei genitori, ha visto l’elisoccorso in lontananza e ha sperato che non fosse coinvolta la sua famiglia. «E invece era tutto vero - ripete – ma non doveva finire così. Mio fratello non è un mostro, avrebbe necessitato delle giuste cure che noi abbiamo chiesto, implorato fino all’ultimo». Dopo una notte in bianco e un peso sul cuore che toglie il fiato, preferisce non andare oltre. «Vogliamo giustizia per mio padre e sostegno per mio fratello».
L’inchiesta
Secondo alcune indiscrezioni negli ultimi tempi a Paolo Pinna non sarebbe stata garantita l’assistenza sanitaria adeguata, ci sarebbero state avvisaglie con comportamenti che avrebbero evidenziato una certa pericolosità. Fatti puntualmente segnalati, la famiglia a più riprese ha chiesto aiuto ma non sarebbero arrivate le risposte dovute. Qualcosa evidentemente non ha funzionato. L’inchiesta, coordinata dalla pm Silvia Mascia, chiarirà i vari aspetti della vicenda, ieri intanto è stato conferito l’incarico per l’autopsia al medico legale Roberto Demontis: l’esame è in programma questa mattina a Cagliari, dovrebbero arrivare i primi riscontri sulle ferite fatali. Proseguono anche gli accertamenti dei carabinieri del Nucleo investigativo di Nuoro e della Compagnia di Macomer, guidati dal capitano Giovan Maria Seu, che ieri sono tornati nella casa di via Pischedda, ancora sotto sequestro. Al primo piano sono stati effettuati ulteriori rilievi utili a ricostruire i momenti dell’aggressione che potrebbe essere avvenuta in più fasi e anche in ambienti diversi della casa. Sono stati sentiti anche parenti e amici per comporre il puzzle di una famiglia benvoluta, con un padre gran lavoratore e che fino all’ultimo è stato accanto a quel figlio, che più degli altri aveva bisogno di lui.
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