«Nuraxi Figus non è una pattumiera»: è lo slogan che ha animato l’incontro di comitati e associazioni, ieri mattina nel piazzale della Carbosulcis, organizzato dal Comitato Nuraxino a difesa dell’ambiente per dire “no” al progetto del data center e a tutti gli altri progetti di rinnovabili e sottostazione che coinvolgono la frazione di Gonnesa.
Il raduno
I padroni di casa del Comitato Nuraxino hanno accolto attivisti da tutta la Sardegna. Tra gli altri c’era il Presidio permanente del Popolo sardo, Surra, il comitato di Is Urigus, “Is Pippius non si toccant”, il Comitato di Selargius No Thyrrenian Link, cittadini in cerca di qualche informazione in più sul progetto del Data Center che Energy Vault vorrebbe installare nelle gallerie minerarie, un miliardo e mezzo di euro l’investimento ipotizzato. «Nel territorio intorno a Nuraxi Figus si vorrebbero installare tanti progetti di rinnovabili, i numerosi cavidotti dovrebbero passare in mezzo al nostro centro abitato per poi finire in una sottostazione elettrica che sarà costruita espropriando i nostri terreni – ha detto Giancarlo Ballisai, presidente del Comitato Nuraxino – e ora arriva la notizia del data center, ancora una volta calato dall’alto, nessuno sa niente e per questo ho fatto un accesso agli atti in modo da poter verificare il progetto. Ci preoccupa la questione dell'acqua da utilizzare e i 33 ettari previsti in superficie: dove sarebbero queste aree».
Il piano
Ad agosto il Governo ha inserito il progetto Digital Vault per il data center nelle gallerie minerarie della Carbosulcis tra quelli strategici a livello nazionale. Il valore stimato del progetto, almeno inizialmente, è di un miliardo e mezzo di euro, per un data center con capacità fino a 30 megawatt e una previsione di circa 400 posti di lavoro. Nelle galleria minerarie, dove un tempo si estraeva il carbone del Sulcis, secondo il progetto di Energy Vault, dovrebbero essere ospitati gli elaboratori di dati a servizio dell'intelligenza artificiale. La miniera incontrerebbe la tecnologia digitale più avanzata. Ma si moltiplicano le richieste di informazioni sul progetto. Venanzio Melis, componente del Comitato nuraxino, chiede chiarezza sul progetto: «Si dice che per raffreddare il data center si utilizzerà l’acqua di falda della miniera – dice – ma quest'acqua sgorga a più di 40 gradi, come può essere utilizzata per raffreddare? Il rischio è che si intacchi la risorsa idrica disponibile per altri usi, il territorio deve stare molto attento».
I dubbi
Ieri sono arrivati anche gli attivisti di Presidio permanente del popolo sardo. «Siamo qui per protestare contro il progetto del Data Center – dice il presidente Davide Fadda – non c’è un vero progetto industriale ma il Governo nazionale ha velocemente dichiarato la sussistenza del progetto e la Regione sarda ci è cascata in pieno. Questo non è il modo di trattare il Sulcis che ha già pagato un prezzo molto alto». Ci sono anche gli attivisti di Surra. «Quello del data center è un progetto speculativo – dice Elena Pinna – nel 2027 la Carbosulcis dovrà chiudere e questo progetto ha lo scopo di continuare ad accedere ai finanziamenti pubblici, che altrimenti non potrebbero arrivare, vista la chiusura». A supporto del Comitato Nuraxino anche il Comitato di Is Urigus, con il presidente Sergio Porceddu, e l’associazione Is Pippius non si toccant, con il presidente Roberto Bulla.
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