L’8 dicembre del 2023 – il giorno in cui fu chiuso il ponte di ferro – c’era già chi protestava per quei (circa) cinquecento giorni di sbarramento previsti nella gara d’appalto bandita dall’allora Provincia del Sud Sardegna: «Perché sono troppi, è impensabile». Lunedì quei giorni sono diventati novecento.
Un compleanno amaro per Villaputzu e per il Sarrabus anche perché, ancora adesso, non è chiaro chi (e quando) proseguirà i lavori di ristrutturazione. Anzi, chi inizierà, perché in due anni e mezzo la percentuale dei lavori portata a termine, come certificato dalla Città metropolitana di Cagliari (l’ente competente), è inferiore al dieci per cento del totale.
Accordi stracciati
Proprio per questo, lo scorso 10 aprile, è stato cancellato l’accordo con l’azienda che si era aggiudicata l’appalto (la Cantieri edili di Favara). Nella determina, firmata dal responsabile del procedimento Paolo Mereu, era riportato che «sussistono i presupposti oggettivi per la risoluzione del contratto per grave inadempimento alle obbligazioni contrattuali tali da compromettere la buona riuscita delle prestazioni».
Una ecisione accolta con soddisfazione dall’amministrazione comunale di Villaputzu e dal comitato per il ponte guidato da Antonio Congiu, dopo che lo stesso comitato aveva dato vita a un sit-in di protesta. «Esprimo ancora oggi – sottolinea il presidente Congiu – il mio apprezzamento per l’ottimo lavoro svolto dal responsabile del procedimento della Città metropolitana, l’ingegner Paolo Mereu. Adesso auspichiamo una rapida soluzione e cioè, come ci era stato prospettato, che possa subentrare nel cantiere la seconda ditta classificata nella gara d’appalto. A quel punto chiederemo che siano messi a disposizione ulteriori fondi per lavori no-stop, giorno e notte».
Ma tutto tace
Nel frattempo, però, il cantiere è ancora fermo allo scorso 10 aprile e i cittadini sono costretti a percorrere un guado sterrato (grazie al Comune che lo ha realizzato, altrimenti l’unico percorso impone il giro da Quirra per venti chilometri a tratta).
L’impresa siciliana avrebbe presentato un primo corposo ricorso contro la procedura di risoluzione del contratto e si appresterebbe a richiedere danni ingenti. La Città metropolitana intanto prosegue (spedita?) con la sua tabella di marcia: a giorni è atteso il comunicato sull’affidamento dell’incarico (oppure no) alla seconda classificata. Se non si dovesse trovare un accordo, sarebbe necessaria una nuova gara.
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