Cabras.

Il caldo non ferma le Scalze 

Cinquecento donne (molte giovanissime) rinnovano l’antico rito 

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Invano hanno cercato refrigerio con un ventaglio: i fazzoletti colorati che incorniciano i volti arrossati zuppi di sudore. Non poteva essere che così dopo tre ore di processione sotto il sole cocente. Eppure sono sempre rimaste composte e disposte su due file. Ieri mattina cinquecento donne scalze di Cabras hanno percorso otto chilometri a piedi tra i sentieri sterrati del Sinis per trasportare Santu Srabadoreddu dalla chiesa di Santa Maria al villaggio di San Salvatore: è l’antico rito che si compie per aprire i festeggiamenti in onore al Santo. E poco importa se le temperature erano alte già all’alba: per loro esserci è un dovere, un modo per purificarsi in vista di un nuovo anno, per dire grazie.

Il rito

Questa volta per le donne è stato ancora più faticoso. Nessuna di loro ricorda di aver vissuto una giornata così calda. I lunghi sentieri diventati bollenti le scalze li hanno percorsi ugualmente, tra canti e preghiere. Sono le 9 in punto quando, all’ingresso del villaggio, arrivano loro, stremate: ad accoglierle ci sono padri, mariti, fratelli. Non sono mancati i pellegrini, rapiti dal rito. Con il loro telefono hanno cercato di immortalare il più possibile: i piedi sporchi segnati dal tragitto, i costumi antichissimi tramandati dalle nonne, le lacrime. Poco prima di arrivare a destinazione c’è anche chi preferisce prendere per mano la compagna che ha vicino, per paura di crollare dalla fatica, dal caldo insopportabile. Solo alla fine nei loro volti si legge la gioia per avercela fatta, anche questa volta.

Le emozioni

Ognuna è lì per un motivo diverso. «È la prima volta, nonostante viva la festa di San Salvatore da quando sono bambina, grazie a mia nonna Annarella, che purtroppo non c’è più – racconta Sofia Bacchion, 16 anni, che non riesce a trattenere le lacrime –. Sono qui proprio per lei. Ero certa che sarebbe stato un modo per sentirla vicina, e così è stato. Ho sentito la sua presenza dall’inizio alla fine ed è stato bellissimo». Anche per Eleonora Ibba, 13 anni, è la prima volta tra le 500 scalze: «Venerdì sera ero molto preoccupata. Vivere il rito, sentire sotto i piedi l’asfalto e poi lo sterrato è stato magico, bello. Amo le tradizioni, la storia antica del nostro paese, è stato un onore accompagnare San Salvatore, sono certa che mi aiuterà per tutto». Sara Cau, 47 anni, ne aveva 15 quando per la prima volta ha percorso quegli sterrati: «È stata dura, molto dura, per via del caldo - racconta una volta arrivata al villaggio, mentre mostra con orgoglio i preziosissimi pezzi del suo costume ereditati dalla nonna –: ci siamo riuscite, non possiamo fermarci per nessuna ragione». Maria Francesca Spanu da 43 anni che accompagna il santino, ma lei è anche la presidentessa dell’associazione che guida le scalze: «Quest’anno abbiamo avuto con noi tantissime giovani e questo è forse l’aspetto che ci emoziona di più: sapere che quello che abbiamo ricevuto dalle nostre famiglie non si ferma a noi, ma continua attraverso chi oggi cammina per la prima volta accanto alle proprie madri e alle proprie nonne».

Le più piccole

Alice Chergia, sei anni, si riposa nella piazza del villaggio mentre fa merenda dopo tanta fatica, al suo fianco la mamma Elisa Manca, 35 anni: «Non vedevo l’ora di arrivare per mangiare il mio panino - racconta Alice - Non sono stanca e non ho nessun graffio nei piedi». Intanto da ieri è iniziata la festa: il piccolo simulacro rimarrà nella chiesetta fino a lunedì 7 settembre, quando Santu Srabadoreddu tornerà a Cabras. Le donne faranno il percorso inverso e solo a quel punto il voto sarà sciolto.

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