La mostra.

Il ’900 di confine (tra le guerre) degli artisti sardi  

Stasera (alle 18) il vernissage al Padiglione Tavolara di Sassari: 75 le opere in esposizione 

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Da Giuseppe Biasi a Stanis Dessy, da Filippo Figari a Gavino Tilocca, da Cesare Cabras a Tarquinio Sini, sono loro i protagonisti della mostra “Sardegna, Novecento di confine. Arte tra le due guerre” che da oggi al 28 giugno animerà a Sassari il Padiglione Tavolara.

Il percorso

Promosso dalla Fondazione di Sardegna, attraverso la piattaforma ArS – Arte condivisa in Sardegna, il progetto espositivo, curato da Maria Paola Dettori, intende esplorare aspetti della produzione degli artisti isolani più direttamente legati al contesto della storia dell’arte italiana del Novecento. In un periodo segnato dal ritorno a generi tradizionali come il ritratto, la natura morta, il paesaggio e la figura umana, anche i pittori e gli scultori sardi parteciparono al dibattito nazionale, confrontandosi con i temi che attraversavano la ricerca artistica in tutta Italia. La mostra documenta questo percorso attraverso opere che testimoniano sia il legame con l’identità dell’isola – ma in modo non marcatamente regionalistico o folklorico – sia l’attenzione ai temi e ai linguaggi del tempo. L’esposizione presenta ritratti, nature morte, nudi e composizioni che restituiscono la complessità della produzione artistica regionale nella prima metà del Novecento.

Sono esposte 75 opere tra dipinti, incisioni, sculture, bozzetti, taccuini di disegni e fotografie d’epoca. Il percorso è articolato in sezioni tematiche che accompagnano il visitatore attraverso i principali nuclei della ricerca artistica del periodo: la pittura di paesaggio e l’opposizione tra natura e città; l’Italia rurale e la Sardegna terra di campi e di miniere; il ritratto, tra arte decorativa e rinnovamento in senso monumentale della forma; la figura della donna tra mito e modernità; il culto del corpo, lo sport e il mito della giovinezza; la riscoperta della natura morta e, infine, il “posto al sole”: le colonie e la ricerca sanguinosa di un impero.

La collezione

Le opere esposte appartengono alla collezione della Fondazione di Sardegna, con l’apporto significativo di prestatori privati, e rendono accessibili lavori normalmente non visibili al pubblico. In diversi casi si tratta di opere poco conosciute o presentate per la prima volta, talvolta note solo attraverso fotografie d’epoca. È il caso, ad esempio, dei bassorilievi di Eugenio Tavolara dedicati a “Il risparmio e il lavoro” (1943), ricostruiti in parte per questa occasione, o dei gessi di Francesco Ciusa realizzati per lo Stadio dei Marmi di Roma, documentati attraverso immagini storiche. Accanto a queste, sono esposte opere che in passato hanno partecipato a importanti rassegne nazionali e internazionali, come la Biennale di Venezia o la Quadriennale di Roma.

L’esposizione amplia lo sguardo sul Novecento sardo e lo colloca dentro un quadro più ampio. L’obiettivo è rendere visibile il contributo degli artisti dell’isola al dibattito nazionale del loro tempo e favorire una lettura meno parziale della nostra produzione artistica. Questo lavoro ha un impatto che va oltre l’esposizione: consolida ricerca, studio e attenzione verso un patrimonio che fa parte dell’identità collettiva. (red. cult.)

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