La “torcida” rossoblù conosce la strada giusta. Con tutti i se e i ma del caso: «Lo stadio s’ha da fare». Basta polemiche di retroguardia, stop alle meline politiche: «Ora servono fatti».
Dopo che si parla da trent’anni del nuovo impianto, la posa della prima pietra sembra a un passo: «Magari subito dopo la magistratura aprirà un fascicolo, perché in questa città sembra non si possa fare niente», fa sapere un ultrà della Nord: «Ma nomi non se ne fanno».
No, nomi mai. E i tifosi, anche quelli più accesi, non c’entrano nulla. Perché la lista di chi ha rallentato il percorso è già abbastanza lunga.
Trasparenza
Tutti chiedono trasparenza nelle procedure: «Ma è assurdo che una città importante come Cagliari, dopo così tanto tempo, non abbia il suo stadio», dice Norberto Gambardella, avvocato, storico tifoso rossoblù. «Il Cagliari è una squadra storica: gioca in uno “stadietto”. Avremmo dovuto avere il nuovo impianto già da dieci anni e il rudere del vecchio Sant’Elia avrebbe dovuto subire una demolizione graduale». Non parla da politico, ma da supporter, Mario Puddu, sindaco di Assemini: «Non vedo l’ora che finisca questa saga», argomenta. «In questi anni è successo di tutto: non vedo l’ora che il Cagliari, la squadra sportiva più blasonata della nostra terra, abbia uno stadio all’altezza».
Dettagli
Come fa notare Andrea Buà, altra voce della curva, «guardando non solo il lato sportivo, forse erigere uno stadio come quello che il club sta proponendo, e cioè con un albergo 5 stelle, ristoranti e non so quali altre attività commerciali, è obiettivamente antieconomico. Penso che alla fine il progetto possa essere finalizzato solo alla fruibilità della struttura. Poi è vero che tutte le attività commerciali annesse siano una sorta di salvagente per chi gestirà l'impianto. Ormai in Italia il futuro è quello di avere stadi di proprietà: ben venga se serve a rendere il Cagliari più competitivo anche a livello europeo».
«Muovetevi»
Più deciso Roberto Saba, imprenditore, altro supporter di vecchia data: «Che cosa stiamo aspettando ancora? Il nuovo stadio di Cagliari è indispensabile, punto e basta», dice Saba. «Il Cagliari è la vetrina più importante della Sardegna nel mondo. Grazie alla Serie A portiamo il nome della nostra Isola dappertutto, e invece di sostenerci ci fanno perdere tempo con beghe di Palazzo. Uno stadio moderno serve per tenere il Cagliari protagonista, per far venire gente, turisti e soldi veri in città e in tutta la Regione. Non è un regalo alla società, è un’infrastruttura pubblica che serve a tutti». E poi: «Il contributo pubblico è sacrosanto, non è mica un teatro privato per Giulini o per il mero spettacolo domenicale delle partite: è un impianto che porta benefici economici a tutta la Sardegna. E invece cosa fanno i politici? Ognuno vuole solo tagliarsi il nastro e dire “l’ho fatto io” per prendersi i voti. Se ne fregano se l’opera muore, l’importante è litigare e bloccare tutto».
Utilità
Più o meno lo stesso pensiero di Corrado Fercia, ingegnere: «Sono tifoso del Cagliari da sempre e ho visto generazioni di rossoblù giocare dall’Amsicora al Sant’Elia». In tutti questi anni, però, il tema dello stadio è rimasto irrisolto. «Tra burocrazia, ritardi e scontri politici, il nuovo impianto continua a essere rinviato, mentre il vecchio Sant’Elia resta simbolo di degrado nel cuore della città. È tempo di mettere da parte le divisioni e dare a Cagliari e ai suoi tifosi uno stadio degno della loro storia».
Il marinaio
La sintesi conclusiva la fa Marco Piras, marittimo de La Maddalena, studi al Siotto e trascorsi nel tifo organizzato: «Sono deluso dal fatto che ancora la mia città non abbia uno stadio», afferma al telefono mentre il traghetto attracca nell’arcipelago. «Mi auguro quanto prima che finalmente parta questa benedetta gara».
(6- Continua)
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