Degenera in una disputa legale il rapporto tra Roberto Vannacci e Nazione Futura, l’associazione dei conservatori vicini al centrodestra che nel 2023 ospitò la presentazione nazionale del suo libro “Il mondo al contrario”. Oggetto del contendere: il simbolo politico. I conservatori contestano il marchio “Futuro Nazionale” depositato dall’ex paracadutista e vicesegretario della Lega, ritenendolo troppo simile al loro logo e a rischio confusione per il pubblico. Le differenze esistono: entrambi i loghi hanno sfondo blu e Tricolore su un’ala, più stilizzata per Vannacci e lineare per Nazione Futura, ma per i conservatori il rischio di sovrapposizione è sufficiente a giustificare l’opposizione all’ufficio europeo dei brevetti, con risposta attesa entro tre mesi.
Vannacci definisce il nuovo partito «tutto ipotetico», minimizza la diatriba («insulsa e infondata») e, sui social, risponde provocatoriamente «Me ne frego» e «La paura fa 90».
La vicenda avviene mentre la Lega vive un momento di confronto interno: il consiglio federale di Milano discute il pacchetto sicurezza e la manifestazione pro remigrazione del 18 aprile, temi cari a Vannacci, assente perché a Bruxelles. Matteo Salvini smorza le polemiche: nella Lega c’è spazio per tutti, da Vannacci a Zaia e Giorgetti, e l’incontro con l’ex paracadutista è solo rimandato.
La disputa segna l’incrinatura della sintonia nata tra i due negli ultimi anni, dopo la prima collaborazione a Roma nel 2023 e incontri successivi. I conservatori accusano Vannacci di «fare il gioco della sinistra», minando dall’interno il Carroccio e la coalizione, mentre lui smentisce presunti flirt con delusi del M5s, in un clima politico già teso dalle scadenze elettorali.
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