Gli affari

«I saldi? Così sono un disastro» 

Commercianti schierati contro la data di avvio e la concorrenza del web 

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Le vetrine si sono riempite di cartelli rossi e percentuali in ribasso, ma l’entusiasmo dei commercianti è tutt’altro che alle stelle. Da ieri hanno preso il via in Sardegna i saldi estivi 2026, destinati a durare sessanta giorni. Se per i clienti rappresentano l’occasione di risparmiare, per molti esercenti del centro di Cagliari sono invece uno strumento sempre meno efficace, penalizzato da un calendario ritenuto sbagliato e da un mercato considerato ormai senza regole.

«I saldi? Un disastro». È il commento, quasi unanime, raccolto tra i negozi del capoluogo. Il principale bersaglio delle critiche è la data di avvio: «Parliamo di saldi di fine stagione quando l’estate è appena iniziata», osservano diversi commercianti. A pesare, spiegano, sono anche la concorrenza dei colossi online e della grande distribuzione, dove promozioni e sconti si susseguono durante tutto l’anno.

La polemica

Per Paolo Angius, commerciante di via Garibaldi, il saldo continua ad avere un senso, ma solo a determinate condizioni. «Funziona nei negozi che negli anni si sono costruiti un rapporto di fiducia con i clienti, dove si sa che gli sconti sono reali. Ma resta un’arma a doppio taglio». Lo spostamento della data in avanti? «Bene, ma il mese precedente molti clienti rinviano gli acquisti aspettando gli sconti. Il rischio è quello di allungare ulteriormente il periodo di difficoltà. Riusciremmo a resistere?». Secondo Angius, il nodo principale resta però la mancanza di regole. «Dopo la liberalizzazione il mercato è rimasto senza controlli. Tra saldi, pre-saldi e promozioni continue il cliente non riesce più a capire quale sia la vera convenienza. Così si finisce per danneggiare tutti e accelerare la desertificazione commerciale dei centri storici. È la fine del commercio».

La mobilitazione

Sulla stessa linea Martina Lai, che da anni ha scelto di limitare al minimo gli sconti. «I saldi ai primi di luglio non hanno più senso. Per questo aderisco alla mobilitazione nazionale», quella promossa da Fismo Confesercenti, che chiede di spostarli ad agosto, limitarne la durata a trenta giorni e regolamentare le vendite promozionali. Nel suo negozio finiscono in saldo soltanto i veri capi di fine stagione. «Non metto in sconto articoli appena arrivati o delle collezioni permanenti. È anche una questione di correttezza verso chi ha acquistato a prezzo pieno fino al giorno prima». Per la commerciante il problema non riguarda solo il calendario. «Online gli sconti esistono ogni giorno e anche la grande distribuzione propone promozioni continue. Così il saldo perde il suo valore e diventa uno strumento inutile, mentre a noi le tasse non le sconta nessuno».

Il paradosso

A penalizzare il debutto c’è stata anche la partenza di sabato: «In una città come Cagliari, con il bel tempo, molte persone preferiscono andare al mare». E infatti, nelle vie dello shopping, sotto il sole di luglio i clienti sono pochi e i sacchetti tra le mani ancora meno. C’è poi quello che molti definiscono il vero paradosso del commercio tradizionale, evidenziato ancora da Angius: «Ordiniamo la merce sei o otto mesi prima a prezzo pieno. Quando arriva, scopriamo che gli stessi articoli sono già venduti sui siti ufficiali delle case madri a prezzi inferiori rispetto a quanto li abbiamo pagati noi. Sopravvivere così è complicato».

D’altra parte, sul fronte dei consumatori prevale la prudenza. C’è chi preferisce l’online tutto l’anno – confermando le preoccupazioni dei piccoli e medi esercenti – e chi racconta di aver «rimandato gli acquisti nelle ultime settimane proprio per approfittare degli sconti»,e di aver trovato qualche buona occasione.

I numeri

Siamo solo all’inizio. Le previsioni economiche restano comunque positive. Secondo Confcommercio Sud Sardegna, i saldi dovrebbero generare un giro d’affari di 27,6 milioni di euro, in crescita rispetto ai 26,5 milioni del 2025. Le famiglie coinvolte saranno circa 171 mila, con una spesa media di 161 euro per nucleo (78 euro a persona). Nell’Oristanese la spesa prevista sale a 170 euro a famiglia, pur restando sotto la media nazionale di 201 euro. «I dati sono in lieve crescita rispetto allo scorso anno», spiega il direttore di Confcommercio Sud Sardegna Giuseppe Scura. «L’inflazione più contenuta ha restituito un po’ di potere d’acquisto alle famiglie e questo potrebbe favorire gli acquisti. Resta però l’incognita della pressione fiscale, che continua ad aumentare».

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