La ricorrenza

I Quattro Mori sventolano sui monti di Asiago 

La bandiera sarda perennemente esposta vicino al monumento ai caduti 

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Un nome, poi un altro e un altro ancora. Per 218 volte. Il ricordo dei “martiri” della prima Guerra mondiale ha richiamato ieri sul Monte Zebio, nell’Altopiano dei Sette Comuni ad Asiago, una cinquantina di sindaci della Sardegna e i militari della Brigata Sassari. Il tributo dell’Isola alla Grande Guerra, raccontato magistralmente tra gli altri da Emilio Lussu in “Un anno sull’altipiano”, sta in quei nomi che 110 anni fa appartenevano a giovani sardi partiti al fronte. Fanti della Brigata Sassari che non hanno più fatto rientro nella loro terra e che oggi riposano in un pezzo di cimitero dichiarato negli anni scorsi “terra di Sardegna”. E ora il Comune di Asiago ha deciso di far sventolare stabilmente la bandiera sarda con i Quattro Mori accanto al monumento ai caduti, come testimonianza del legame con l’Isola, oltre a posare lì vicino una lapide che ricorda Emilio Lussu e Mario Rigoni Stern, nato proprio ad Asiago, a cui si devono altre pagine memorabili, come quelle del “Capitano” di Armungia, sulla seconda Guerra mondiale e in particolare sulla campagna di Russia.

La commemorazione

Sono passati 110 anni da quando il Monte Zebio, nel 1916, era il luogo dove si confrontavano i militari italiani e quelli dell’esercito austro-ungarico. Le tre giornate di commemorazione si sono concluse ieri con la cerimonia che prevedeva appunto la lettura di 218 nomi di caduti della Brigata Sassari, scanditi dai rintocchi della campana. Tra gli invitati 50 amministratori provenienti dall’Isola, a iniziare dalla sindaca di Fonni Daniela Falconi, presidente di Anci Sardegna, quello di Sant’Antioco Ignazio Locci, Cristina Ascedu, rappresentante del Comune di Armungia (paese natale di Emilio Lussu), e le prime cittadine di Sinnai, Barbara Pusceddu, e Tempio Pausania, Gianna Masu. Queste ultime sono state invitate in quanto Sinnai e Tempio hanno dato i natali ai due reggimenti, il 151° e il 152°, che formano la Brigata Sassari. In rappresentanza della Regione, invece, l’assessore degli Affari Generali Sebastian Cocco.

La Storia

Tra i caduti ricordati nella tre giorni di Asiago, anche il sergente maggiore Ferdinando Podda e il caporale maggiore Giuseppe Pintus, appartenenti al 151° Reggimento fanteria e decorati con Medaglia d’Oro al Valor Militare. I 218 nomi letti a Monte Zebio appartenevano tutti a soldati dei “Dimonios” che caddero in quell’area interessata dai combattimenti tra il 1916 e 1917.

Oggi sono sepolti nel cimitero di guerra di Casara Zebio, a 1600 metri di altitudine, un pezzo di territorio ufficialmente dichiarato dal Comune di Asiago “terra sarda”, grazie a una donazione fatta negli anni scorsi ai centri dell’Isola da dove provenivano i fanti che persero la vita in quelle sanguinose battaglie. L’intera area fu interessata da combattimenti che videro l’impegno di circa 6000 militari sardi, con il tragico bilancio di 590 morti, 132 dispersi e 2132 feriti secondo i dati in possesso dei ricercatori che si occupano ancora oggi di storia militare. L’atto di donazione fatto dal Comune di Asiago e Foza è rinnovabile ogni cento anni. Il Comune capofila di quella donazione, non a caso visto che lì nacque Emilio Lussu, è proprio Armungia, e il giorno dell’atto formale di passaggio di quel lembo di terra alle amministrazioni sarde il paese del Gerrei venne rappresentato dal sindaco Antonio Quartu. Il sacrificio di tantissime giovani vite fu determinante per l’esito del primo conflitto mondiale e da quell’esperienza nacque poi il movimento dei combattenti che in Sardegna trovò la sua guida, tra gli altri, proprio nel capitano Emilio Lussu, che i fanti conobbero sul fronte e il cui mito persiste ancora oggi.

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