L’emergenza.

«I nostri campi come un inferno» 

Gli agricoltori: fuoco e caldo estremo, dimezzata la produzione di frutta e ortaggi 

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Il Medio Campidano brucia: incendi e temperature oltre i 40 gradi, con picchi fino a 47, stanno mettendo a dura prova la campagna ortofrutticola, con una perdita del prodotto che si aggira tra il 40% e il 50%. Danni ingenti su pesche, susine, meloni, angurie, agrumi, pomodori, melanzane e zucchine. L’allarme arriva dai presidenti delle sezioni locali della Coldiretti e dai diretti interessati. «In quasi cinquant’anni di lavoro nei campi», dice Priamo Picci, di Serramanna , «non mi è mai capitata una cosa del genere. Il caldo c’è sempre stato, mai, come adesso, oltre quindici giorni consecutivi. Un inferno. Un danno incalcolabile, con perdite della metà del prodotto, in certi casi anche di più, e costi di produzione alle stelle».

Le ripercussioni

«Gli effetti», dice Salvatore Pau di Sanluri , membro del direttivo provinciale e regionale della Coldiretti, «sono evidenti su tutto il territorio. Il caldo estremo sta provocando danni che rischiano di compromettere un’intera stagione produttiva. Nella borgata di Sanluri Stato, l’erba medica da una resa di 30 a 32 quintali l’ettaro è passata a meno 25. Senza contare i campi completamente bruciati. Rimborsi zero. Un plauso ai nostri giovani che, nonostante le calamità, una dietro l’altra, coltivano la terra». Criticità comuni, come racconta Giuseppe Onnis di Samassi : «I danni alla raccolta dei pomodori sono ingenti, oltre il 40% bruciato dal sole. Non dimentichiamo che si tratta di un prodotto industriale, un’incidenza del 60% nella Casar. Danni anche ai carciofeti».

Il passaggio del fuoco

Nera la situazione dopo gli incendi che stanno divorando migliaia di ettari di terra produttiva. A raccontare tutta la drammaticità di questi eventi che si ripetono a ogni stagione è Angelo Cadoni: «Ci tengo a precisare che sono residente a Villacidro, ma il mio giardino è a Serramanna. Ahimè, il 9 giugno è stato divorato dalle fiamme, 150 piante di agrumi distrutte, le ho dovute tagliare, 50 mila euro di danni. Ho scritto a tutti gli enti interessati, denunciando il fatto. Non a caso. L’ho fatto per dire che mentre io curo l’agrumeto confinante col Rio Leni, il cui argine è strapieno di canne ed erbacce secche, il fuoco arriva dal corso d’acqua. E mentre gli enti continuano a rimpallarsi le responsabilità, la frutta brucia».

Il futuro è un’incognita

Di frutteti bruciati parla anche un agricoltore di Villacidro , Valerio Piras: «Da una parte l’incendio, dall’altra le alte temperature: mi ritrovo con la frutta di stagione bruciata, in particolare pesche e susine». Storie diverse, ma tutte con un denominatore comune: una situazione che preoccupa tutto il Campidano che rischia serie ripercussioni sulla quantità del prodotto, sui costi della filiera e sulle prospettive delle prossime campagne.

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