Legambiente

I nemici della costa: ogni ora sei reati 

Il mare italiano fra inquinamento, abusi e pesca illegale. L’Isola a metà classifica 

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Inquinamento, abusi edilizi, violazioni del Codice della navigazione, pesca illegale: l’aggressione ai mari e alle coste non si ferma. Nonostante un ridimensionamento, la pressione dell’illegalità sulle coste del Paese resta a livelli di guardia: nel 2025 sono stati 20.490 i reati accertati da forze dell’ordine e Capitanerie di porto (-20,4% rispetto al 2024) e 36.322 illeciti amministrativi (-10,3%), per un totale di 56.812 violazioni. Una media di circa 156 illeciti al giorno (e oltre 6 ogni ora) lungo le coste italiane. E il calo è imputabile ad una flessione dei controlli (750.828, -19,8% rispetto al 2024) e all’effetto deterrente dell’inasprimento delle pene per i reati ambientali.

La graduatoria

La classifica per reati vede la Sardegna al settimo posto su quindici realtà monitorate (cinque delle venti regioni italiane non hanno sbocco sul mare) con 1.356 episodi contestati. Le regioni a più consolidata presenza mafiosa si confermano roccaforte dell’illegalità marittima: in Campania, Puglia, Calabria, Sicilia si concentrano il 53,6% del totale nazionale. In cima rimane la Campania (4.002), seguita da Puglia (2.599), Sicilia (2.448) e Calabria (1.929). Un trend che perdura: negli ultimi 26 anni sono stati 483.195 i reati accertati, di cui il 53,9% (260.399) concentrati in queste quattro regioni. Al quinto posto si colloca la Liguria, con 1.581 reati: una crescita del 9% rispetto all’anno precedente, quando era ottava; seguono Lazio (1.443 reati), la Sardegna (come detto, 1.356 reati) e Toscana (1.162). Come gli illeciti e i reati, in lieve calo rispetto al 2024 anche le persone denunciate (21.726, -19,2%) e quelle arrestate (93, -31,1%); mentre i sequestri effettuati sono stati 3.267 (-19,9%). Sul fronte amministrativo si registrano 37.680 sanzioni irrogate (-6,6%), per un valore complessivo di oltre 191 milioni di euro, -58,1% rispetto al 2024, a conferma di un ridimensionamento complessivo delle attività sanzionatorie rilevate.

Emergenza rifiuti

A guidare la classifica dell'illegalità quest'anno è l’inquinamento - legato alla gestione illegale di rifiuti e alla mala depurazione - con 7.317 reati (pari al 35,7% del totale), che scavalca il ciclo illegale del cemento, al secondo posto con 6.189 reati (30,2%); seguono la pesca illegale (4.338 reati, 21,2%), con un aumento del 52,7% rispetto al 2024 degli attrezzi e reti sequestrati (11.243). E le violazioni del Codice di navigazione e della nautica da diporto, anche in aree protette (2.646 reati, 12,9%) che registrano un aumento del 17,4% rispetto al 2024. È quanto emerge dalla ventottesima edizione del report “Mare Monstrum” di Legambiente, elaborato su dati delle forze dell’ordine e delle Capitanerie di porto lungo 15 regioni e 61 province costiere, pubblicato in occasione del sedicesimo anniversario dell’omicidio di Angelo Vassallo, sindaco pescatore di Pollica (Salerno). Anniversario che sarà ricordato al porto di Acciaroli sabato 5 settembre, quando verrà assegnato il Premio Angelo Vassallo, riconoscimento annuale per le amministrazioni locali più impegnate nella difesa dell’ambiente e nella lotta alle illegalità.

«Impegno corale»

Sul fronte amministrativo si registrano 37.680 sanzioni irrogate (-6,6%), per un valore complessivo di oltre 191 milioni di euro, -58,1% rispetto al 2024, a conferma di un ridimensionamento complessivo delle attività sanzionatorie rilevate. Di fronte a questo quadro Legambiente torna a chiedere un impegno corale che veda in prima linea governo, Parlamento, Regioni e Comuni. Le priorità vanno dal rafforzamento del sistema dei controlli repressivi e dell’Snpa (Sistema Nazionale di Protezione Ambientale) al completamento della rete di depurazione e al rilancio dell’economia circolare delle acque reflue, con l’adeguamento delle reti fognarie e l’approvazione dei decreti su riuso delle acque depurate in agricoltura ed end of waste, dalla tolleranza zero contro l’abusivismo edilizio e le occupazioni illegali del demanio (attraverso il ripristino del ruolo operativo dei prefetti per le demolizioni, uno stanziamento di 150 milioni l’anno per gli abbattimenti e sanzioni penali per i funzionari omissivi) fino alla tutela della biodiversità, garantendo il pieno recepimento delle norme sui rifiuti navali nei porti, lo stop agli scarichi oltre le 12 miglia, l’inasprimento delle sanzioni contro la pesca illegale.

Sequestri per 146 milioni

Nonostante una lieve flessione dei reati (-7,7%), l’inquinamento si conferma la vera piaga degli habitat marini e costieri: nel 2025 sono stati 8.397 i soggetti denunciati, 86 le misure cautelari, 2.452 i sequestri penali, 4.624 gli illeciti amministrativi e 4.548 le annesse sanzioni amministrative. Il valore economico del totale dei sequestri penali e amministrativi è stato di quasi 146 milioni di euro. La Campania anche quest’anno si conferma regina indiscussa della classifica per numero di reati (1.655, il 22,6% del totale nazionale) con il record anche di persone denunciate (1.516), arresti (33) e sequestri (877). Seguono la Puglia (884 reati), che conta il maggior valore economici delle sanzioni irrogate (oltre 28,5 milioni di euro); la Calabria (731), il Lazio (693) e la Sardegna (con 539 episodi).

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