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I minerari rinunciano travolti dai debiti 

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Carbonia . La salvezza sul campo era stata raggiunta in modo più che dignitoso, ma ad affossare il Carbonia è la sua grave crisi finanziaria: il club minerario non ha perfezionato l’iscrizione al prossimo campionato di Eccellenza. Era stata regolarizzata quella online il 20 luglio, ma non comportava il versamento di acconti, previsti invece alla scadenza di giovedì 30. Inoltre, con l’aggiunta delle vertenze attivate dai calciatori, il quadro sarebbe parso molto complicato.

Non è dunque un fulmine a ciel sereno. La decisione, annunciata dal presidente Andrea Meloni, lascia nello sconforto i tifosi della squadra (capace di un torneo positivo) e del settore giovanile che vantava Giovanissimi e Allievi in fascia A1 regionale. E apre una feroce polemica con la scorsa gestione: nelle dichiarazioni del presidente è tirato in ballo l’ex, Stefano Canu, in carica sino all’estate 2025. Traspare dalle parole di Meloni: «Impossibile far fronte alle vertenze dei giocatori 2024-25. Il nuovo regolamento impone di sistemarle ma nonostante gli sforzi fatti da me, dagli sponsor e dallo staff, e il sostegno del Comune e dei tifosi, non è stato possibile sanarle: con rammarico si prende atto dell’impossibilità di proseguire».

Tecnicamente non è un fallimento (la società è ancora in piedi), non lo è stato dal punto di vista sportivo (la squadra ha finito a metà classifica), ma lo è da ogni altro punto di vista. In attesa di capire cosa accadrà, parlare del 2024-25 ha l’effetto scontato di tirare (di nuovo) per i capelli l’ex presidente Canu: «Meloni è stato eletto quando già faceva parte del consiglio di presidenza», replica. «Conosceva trimestrali, rendiconti e bilanci, sapeva che avevo lasciato la società con pendenze verso i tesserati per circa 25mila euro ma anche che erano appena stati accreditati 30mila euro per saldare i giocatori. Evidentemente non è stato fatto e si è scelto di pagare nuovi tesserati: è stato lui col nuovo consiglio di presidenza a decidere chi saldare e chi no». E chiude: «Anche i tesserati 2025-26 lamentano diverse mensilità». Meloni non controribatte.

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