Quartucciu.

I giovani riscoprono folk e tradizione 

Aumentano i consensi per cori e gruppi: valorizzare il passato senza stravolgerlo 

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A Quartucciu la tradizione torna a essere viva, capace di interrogare il presente ed evolversi. La recente presentazione del libro di Andrea Locci alla DoMusArt, ha richiamato un pubblico numeroso, a conferma di un percorso associativo solido e in crescita. «Vedevo un folklore fatto anche di elementi artificiali, quasi di plastica – ha spiegato Locci – e da lì è nata l’esigenza di ridargli dignità. Oggi siamo abbastanza per poter dire che esiste un prima e un dopo. Serve trovare un equilibrio tra l’identità delle tradizioni e il loro rinnovamento, senza commercializzarle e perderne l’autenticità».

Le radici
Un tema che trova riscontro concreto anche nel Gruppo Folk Campidano, attivo dal 1960, che continua a rappresentare un punto di riferimento. «Non è solo esibizione, ma ricerca sugli abiti, trasmissione dei saperi e partecipazione ai grandi eventi identitari. Tra questi, la festa di Sant’Efisio. Abbiamo avuto l’onore di partecipare e indossare il nostro abito tradizionale, portando il nome di Quartucciu alla festa», racconta la presidente Gessica Lai. Anche il Coro di Is Concias porta avanti un percorso diverso ma complementare. Il coro polifonico a quattro voci custodisce un repertorio interamente in lingua sarda. Una scelta in controtendenza, che trasforma il canto in memoria viva e in continuità culturale. A sottolineare il valore di questo tessuto associativo è stata l’assessora alla Cultura Elisabetta Contini: «Per anni parlare di tradizioni sembrava quasi marginale. Oggi a Quartucciu abbiamo costruito un percorso e una realtà solida. Le associazioni hanno avuto la forza di riemergere e creare rete, nonostante le difficoltà sempre maggiori: non è più volontariato come prima, ma attività che necessitano di finanziamenti per non sparire».

La storia
Simbolo del movimento è Su Beranu, nata dalla volontà di due ventenni. «Tutto è iniziato come un gruppo musicale tra amici, io e Edmondo eravamo animatori nella parrocchia di San Pietro Pascasio, dopo si sono aggiunti Laura e Michele. In poco tempo con i nostri corsi abbiamo superato i 200 iscritti. Oggi portiamo il ballo in piazza in diversi paesi, coinvolgendo tanti giovani. Alla base c’è un concetto forte di amicizia, grazie ad altri giovani, che vogliamo si respiri nell’associazione. Puntando su una tradizione che si innova e rinnova», racconta uno dei due fondatori Francesco Masala. In questa riscoperta delle tradizioni, Quartucciu cerca di costruire il proprio futuro partendo dal proprio passato.

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