Manager d’azienda sempre più anziani e giovani sempre più lontani dal mondo dell’impresa. È il quadro sintetico dipinto dal report sui dati del Registro delle imprese a cura de il Sole 24 ore che vede il tessuto produttivo nazionale con una quota crescente di figure apicali over 70, non adeguatamente compensata dal ricambio generazionale.
Un invecchiamento della imprenditorialità tricolore nel quale però la Sardegna cerca di andare controcorrente.
I numeri
In ambito nazionale gli under 30 che siedono nei consigli di amministrazione o che perlomeno figurano come titolari e soci, sono scesi a circa 340mila unità. Undici anni fa erano oltre 446mila, registrando un crollo del 23,8%.
Non solo. Tra i 30 e i 49 anni si registra una caduta in picchiata del 30,5%, sintomo inequivocabile di un ricambio generazionale quasi in stallo nel Paese. Invece, la fascia anagrafica tra i 50 e i 69 anni rimane il cuore pulsante del sistema produttivo, registrando circa la metà dei manager in carica.
La questione sembra spesso culturale: in molte imprese, soprattutto quelle a gestione familiare, la guida resta infatti saldamente nelle mani della generazione più esperta, che in questi tempi turbolenti può sembrare anche la scelta più prudente, ma forse anche la più miope se si vuole guardare al futuro con tutte le sue opportunità.
Focus
L’Isola cerca però di andare nella direzione opposta. Le quote più alte di manager under 30 si concentrano infatti nel Mezzogiorno e in alcune aree a ridotta densità imprenditoriale: Nuoro (col 5,13%) guida la classifica solo dietro a Vibo Valentia (5,21%) e davanti a Sondrio (4,84%), seguita da Crotone e Caserta. Il minimo comune denominatore in questo caso comprende contesti dove il peso delle piccole attività favorisce un ingresso più precoce nelle cariche sociali.
Il Nuorese ha però anche un’altra faccia della medaglia piazzandosi al secondo posto in Italia per incremento di manager over 70 dal 2015 con un +62,8% inferiore solo al 67,5% di Palermo. C’è poi Cagliari che si distingue in negativo per la bassa quota femminile di capi d’azienda (circa il 3%), terzultima in Italia.
Futuro incerto
Tuttavia, l’aumento dell’età media dei manager italiani ha, e avrà, un impatto sulle capacità di innovare in settori nevralgici dove la tecnologia richiede competenze digitali e un’alta capacità di aggiornarsi.
Non a caso risultano più virtuosi territori che spesso assorbono le crisi con maggiore agilità. Gli under 30 crescono infatti solo a Bolzano (+21,5%) e Trieste (+18%), mentre nella maggior parte delle province la loro presenza arretra minando la possibilità di innovazione, soprattutto al Sud..
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