La storia

«I compagni di classe mi hanno aiutato a non mollare mai» 

Il 15enne di Solarussa paralizzato dopo un tuffo a Torregrande 

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Coraggio, determinazione e amicizia vera. «I miei compagni di classe non mi hanno mai lasciato solo. Senza di loro non so come sarebbe andata». Sorride lo studente 15enne di Solarussa, rimasto paralizzato un anno fa dopo un tuffo a Torregrande. E proprio insieme agli amici, ieri sera ha raccontato la sua esperienza, simbolo di un’amicizia «indistruttibile» (come la definiscono i protagonisti) tanto da arrivare fino al Quirinale dove qualche settimana fa il compagno di classe che lo ha salvato è stato insignito del titolo di Alfiere della Repubblica dal presidente Sergio Mattarella.

L’incontro

Ieri in piazza Cattedrale a Oristano si è andati ben oltre i titoli altisonanti. I ragazzi con semplicità disarmante sono stati un esempio per i presenti dimostrando maturità e grande forza. C’erano oltre 300 ragazzi provenienti da tutta l’Arcidiocesi per un incontro voluto dalla Pastorale giovanile vocazionale. «Il tema è “dalla paura al coraggio, l’avventura di restare amici”» spiega il responsabile, don Marco Ruggiu. E quali testimonial più adatti di questi compagni della seconda classe del Biomedico del liceo scientifico Mariano IV. Al centro di un piccolo palco, davanti al Seminario, c’è il 15enne, sulla sedia a rotelle e tutt’intorno gli amici più stretti: in un botta e risposta ricco di emozioni e sorrisi riescono a raccontare il percorso iniziato il 7 giugno 2025. «Era l’ultimo giorno di scuola e come tradizione eravamo andati a festeggiare a Torregrande» racconta Inerio. Poi quel tuffo maledetto. «Quando ho visto il mio amico a faccia in giù, immobile in acqua – ricorda – ho capito subito che era successo qualcosa di grave e ho chiamato gli altri». Il resto è la cronaca di un soccorso d’emergenza, il trasferimento in elicottero prima a Cagliari poi a Roma fino ai lunghi e difficili mesi in ospedale fra interventi chirurgici e la riabilitazione, non ancora terminata.

La forza

«Un’esperienza che mi ha insegnato a non mollare mai» ripete il 15enne che oggi ha riacquistato la piena funzionalità delle braccia e a breve inizierà la nuova terapia riabilitativa. «Il sentirci gruppo è stato fondamentale – aggiunge –i compagni e gli insegnanti mi sono stati sempre vicino, facevamo videochiamate e questo mi dava tanta forza». Da Oristano era stata organizzata persino la gita scolastica a Reggio Emilia, dove era ricoverato (solo un imprevisto aveva impedito l’incontro) e poi un altro viaggio. «Si è creato un legame unico, siamo diventati famiglia» ripetono Marta, Chiara, Miriam, Sara e Ilaria. Tutti ammettono di aver avuto paura ma si sono sostenuti a vicenda confidando nella forza di una vera squadra e in quella del 15enne che non si è mai arreso. «Ho continuato a studiare, la scuola in ospedale mi aiutava a occupare le giornate» spiega. Poi arriva una domanda delicata: temevi che saresti potuto essere trattato in modo diverso? E lui con semplicità taglia corto: «No, comunque sono e resto una persona». La piazza con un applauso incessante sembra voler abbracciare questi ragazzi mentre il 15enne di Solarussa aggiunge: «Il mio sogno è fare il medico poi quello che succederà lo sa soltanto Dio – osserva – Penso a studiare e a raggiungere la maggiore autonomia possibile in carrozzina. Questa esperienza mi ha insegnato a non soffermarmi sulle difficoltà, bisogna vivere appieno con entusiasmo e allegria prendendo sempre il bello dalla vita, il brutto è superfluo». Poco dopo l’abbraccio con l’arcivescovo di Oristano Roberto Carboni, una foto ricordo e una lezione di vita per tutti.

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