Intervista

I cognomi sardi tra fake news e antenati incerti 

Raffaele Cau da 28 anni studia la storia dell’onomastica nell’Isola 

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«Sull’onomastica sarda girano troppe fake news». Raffaele Cau, genealogista di Ovodda e addetto all’archivio storico diocesano di Oristano, da 28 anni conduce ricerche sui cognomi dell’Isola. Il primo al quale si è dedicato, ovviamente, è stato il suo e quello dei suoi compaesani. Cosa ha scoperto? «Che nei centri come Ovodda tutti sono parenti, l’intero paese è stato generato al massimo da trenta coppie».

L’origine dei cognomi sardi?

«A volte derivano dai soprannomi familiari e altre da parole che indicavano la provenienza delle persone».

Qualche esempio?

«Chi arrivava a Oristano da Laconi poteva essere “lacunesu” o “de lacon”. La particella “de” indica infatti l’origine, come Deledda».

Originario di?

«Ledda, un paese del Sassarese che si è estinto nel Medioevo».

Quali paesi ha studiato?

«Parte del Campidano e quasi tutta la Barbagia, ho realizzato pubblicazioni su Ovodda, Atzara, Meana Sardo, Gadoni e Fonni e ho in pubblicazione Lodine e Desulo».

Il cognome sardo più raro?

«I più recenti, pensando a Gadoni, i cognomi Fruttu e Rasinu sono in via d’estinzione».

Il più diffuso?

«Sempre Sanna, seguito da Piras e Pinna».

L’hanno mai ingaggiata per scovare un antenato lontano?

«Sì, sempre più spesso da Brasile, Argentina, Stati Uniti e Australia. Di solito sono persone di origine sarda che vogliono ristabilire un legame con la terra degli antenati ma c’è anche chi va a caccia della cittadinanza italiana».

Questioni ereditarie?

«Si, di solito si tratta di trovatelli che cercano il vero padre: non si trova quasi mai».

Qualche eccezione?

«È capitato qui a Oristano, a Cagliari e Sassari. Quando i preti aggiungevano una postilla con il nome del padre presunto».

Il caso più difficile?

«Quello di una famiglia le cui tracce si perdevano continuamente e questo, ho scoperto dopo, perché erano dei mercanti. Alla fine trovai ad Alghero la casa in cui era nato il loro antenato e vennero dall’America per visitarla».

Tornando alle fake news.

«Moltissimi pensano di avere origini spagnole solo perché il loro cognome finisce con la lettera esse: non è vero. Da noi i cognomi come Piras o Melas – per esempio – nascono come plurale del nome di famiglia».

Il web è affidabile?

«Ci sono siti specializzati come Familysearch o Findgrave e altri meno attendibili perché non si basano su documenti originali».

L’intelligenza artificiale aiuta?

«La evito, credo che una macchina non possa leggere (ancora) in modo adeguato un documento sardo del 1500 con abbreviazioni scritte a mano e cognomi non facilmente interpretabili. Questa non è una materia facile».

Cosa la complica?

«Tra le tante cose, il fatto che fino al 1929 non c’era il concordato matrimoniale. Dunque, una coppia sposata in chiesa non era riconosciuta dallo Stato civile e il funzionario – spesso il sindaco – attribuiva ai bambini illegittimi cognomi di fantasia».

Qualcuno in particolare?

«In Sardegna i più gettonati erano i nomi di fiori, frutta e verdura ma anche personaggi famosi come Napoleone, Amsicora, Manzoni».

Nessun parente eccellente, insomma?

«No, anche questa è una delle tante fake news: alcuni si vantano di avere un antenato famoso, invece, per l’Anagrafe del tempo era semplicemente un figlio di nessuno».

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