Guspini.

I cervi affamati rovistano nella spazzatura 

L’ordinanza a Montevecchio: vietato cibarli. I residenti: «Pronti a prendercene cura» 

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“Non dare cibo ai cervi”, recita il cartello affisso all’ingresso di Montevecchio. Per i trasgressori multe da 50 a 500 euro. Il divieto, imposto dal Comune di Guspini, nel cui territorio ricade il vecchio borgo minerario, preoccupa molto la piccola comunità di residenti che da decenni si prendono cura di questi animali. Nessuno, nel rispetto dell’ordinanza, dà più da mangiare e bere agli ungulati che nel tempo hanno fatto del borgo il proprio areale, ma che, non essendo più animali selvatici, scendono nel centro abitato alla disperata ricerca di cibo e, nella notte, finiscono per nutrirsi di ciò che trovano nei cestini della spazzatura, rischiando di ingerire plastica, cartone e alimenti pericolosi per la loro salute.

La plastica come cibo

«L’ordinanza», spiega il sindaco di Guspini Marco Pala, «si è resa necessaria per motivi di sicurezza. Quei cervi non temono più l’uomo, girano indisturbati, e sebbene mansueti, può capitare che attacchino le persone, attraversano la strada creando gravi rischi. C’è poi un problema igienico sanitario: frugano tra i rifiuti lasciando spazzatura a terra che poi il vento sparge dappertutto». Solo che adesso, spiega Rosalba Virdis, che insieme a un gruppo di residenti sta raccogliendo le firme per sottoscrivere una lettera-appello indirizzata al Comune e agli altri enti coinvolti nella tutela della fauna selvatica, «questi animali soffrono la fame e soprattutto la sete. Giorni fa, due ragazzi hanno salvato una cerva che stava per inghiottire una busta di plastica. Non contestiamo il divieto, soprattutto i turisti offrono ai cervi cibi tossici per la loro salute, patatine fritte o dolci, ma non si può da un giorno all’altro togliere cibo e acqua ad animali che non sono in grado di procurarseli da soli».

La cura dissipata

I residenti vogliono rilanciare l’attività dell’associazione Elafos, nata nel ‘90, grazie a Bruno Concas, medico della miniera, e al veterinario Aldo Serru, dopo il terribile incendio del 1983 che devastò l’habitat del cervo sardo portandolo quasi all’estinzione nella zona. All’epoca, con un approccio scientifico e l’aiuto di tutta la comunità, si tenevano puliti i corsi d’acqua e si faceva in modo che gli areali si ripopolassero. Poi qualcuno, esterno all’associazione, ha cominciato a nutrire i cervi con cibo facile e più appetibile per farne un’attrazione turistica.

I passi da fare

Oggi con Andrea Soro, veterinario esperto di fauna selvatica, la comunità, in una corsa contro il tempo, chiede l’autorizzazione per poter mettere cibo e acqua in postazioni progressivamente più lontane, in modo che i cervi, circa una dozzina gli esemplari, si disabituino all’uomo e allo stesso tempo, per non privare Montevecchio di una delle attrazioni più apprezzate, costruire dei capanni di osservazione dei cervi nel loro vero habitat. «Occorre però fare in fretta», dice il veterinario, «i cervi sono in pericolo adesso, i loro tempi sono quelli della pancia, non della burocrazia».

Un incontro promesso

Ora la palla passa alle istituzioni, il Comune di Guspini intende installare cestini a prova di cervo, la Provincia del Medio Campidano, che insieme alla Regione ha la competenza per la tutela della fauna selvatica, si è detta disponibile a un incontro. «Il posizionamento, a cura delle strutture regionali preposte, di punti di alimentazione e abbeverata temporanei all'esterno del centro abitato», dice la vicepresidente della Provincia, Maura Boi, «per allontanare progressivamente gli animali dal borgo, è un intervento in programma».

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