Pirri.

I campioni dello scudetto a tu per tu con gli studenti: «Riva il nostro condottiero» 

Brugnera, Tomasini e l’impresa del ‘70: «Eravamo uniti anche fuori dal campo» 

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Non hanno avuto la fortuna di vedere il Cagliari vincere lo scudetto. Eppure, gli alunni della scuola secondaria di primo grado Leopardi di Pirri ieri mattina hanno applaudito a più riprese due dei protagonisti indiscussi di quella storica impresa: Mario Brugnera e Beppe Tomasini. A ricevere l’ovazione è stato anche Nicola Riva, figlio del mitico Gigi.

Gli aneddoti
«Come si è arrivati a vincere lo scudetto?», «Che emozioni avete provato?», sono solo alcune delle domande fatte dagli studenti agli ex campioni. «Eravamo una squadra nel senso letterale: siamo sempre stati uniti», ha sottolineato Brugnera. «Eravamo amici anche fuori dal campo e lo siamo rimasti dopo aver lasciato il calcio», ha aggiunto Tomasini. Entrambi hanno ricordato le emozioni vissute quando percorrevano il tratto che dagli spogliatoi portava in campo e quella bella sensazione di sfidare campioni del calibro di Pelé, seppur in semplici amichevoli come quella contro il Santos, disputata al Sant’Elia il 1° maggio 1972. E poi, come dimenticare quel 12 aprile 1970 quando, dopo Cagliari-Bari, che sancì la vittoria matematica del titolo di campioni d’Italia, il popolo cagliaritano e sardo invase il campo dopo il match e la città per cinque giorni di festa. «Siamo dovuti rimanere chiusi in casa fino alla fine dei festeggiamenti», ha ricordato Brugnera con un sorriso. «Riva era il nostro condottiero», ha rimarcato Tomasini, «una persona che avrebbe potuto dire tante cose e non le ha mai dette, un grande uomo umile e modesto».

In Sardegna
Sul perché siano rimasti a vivere in Sardegna, Tomasini e Brugnera non hanno usato mezzi termini: «Come si poteva andare via da una terra meravigliosa con un popolo generoso come quello sardo?». Da parte sua, Nicola Riva non ha nascosto il suo orgoglio per essere il figlio di Gigi: «Crescendo ho capito meglio chi fosse per Cagliari e per tutta la Sardegna; non solo un calciatore, ma un simbolo sotto tanti punti di vista, soprattutto per quanto riguarda i veri valori della vita. Papà e i suoi compagni erano persone semplici, non si sentivano delle divinità nonostante fossero campioni. Erano persone normali e per questo c’era una bella unione coi tifosi. Ancora oggi, come sottolineato da Mario e Beppe, c’è un rapporto d'amicizia con tanti tifosi del tempo e questa è una cosa bellissima». Gli studenti del Leopardi, al termine dell’evento hanno chiesto autografi e foto ai beniamini di quel Cagliari di cui i loro nonni gli hanno sempre parlato.

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