Riad. L’offensiva degli Houthi contro l’Arabia Saudita non si ferma. Dopo la strage di sabato allo scalo di Riad che ha causato 12 morti e centinaia di feriti, ieri i ribelli dello Yemen sono tornati a colpire l’aeroporto King Khalid International, infiammando la tensione in Medio Oriente e scatenando la condanna internazionale. Gli Stati Uniti restano per ora alla finestra. Donald Trump ha definito l’attacco «inaccettabile» e non ha escluso che Washington possa scendere in campo a fianco dell’Arabia Saudita. «Decideremo», ha detto il presidente.
La presenza americana nell’area è robusta, vista la guerra in Iran: gli Stati Uniti, se decidessero, potrebbe intervenire in tempi rapidi. Resta da vedere se il commander-in-chief sia pronto ad agire e aprire un nuovo fronte prima delle elezioni di metà mandato, con l’opinione pubblica americana già contraria alla guerra in Iran e a un eccessivo coinvolgimento statunitense in Medio Oriente. Trump ha assicurato che non ci saranno raid contro Teheran prima delle midterm, ma questo non preclude un affiancamento all’Arabia Saudita contro i ribelli dello Yemen che hanno rivendicato gli attacchi con missili balistici, missili da crociera e droni allo scalo di Riad, a quello di Damman e a due impianti energetici di Aramco.
I raid «devono fermarsi», ha intimato il segretario di Stato Marco Rubio, confermando che fra le 12 vittime di sabato all’aeroporto c’è anche un americano. Nell’ultima settimana gli Houthi hanno aumentato la pressione su Riad con una serie di bombardamenti che rischiano di minacciare gli importanti appuntamenti previsti a breve nella capitale saudita. Nelle prossime settimane è in calendario la Future Investment Initiative, il maggiore appuntamento del paese per gli investitori al quale sono attesi big della finanza da tutto il mondo, inclusi molti americani. «Ci saranno significative misure di sicurezza», hanno detto gli organizzatori di quella che è salita alle cronache come la Davos nel deserto, assicurando che l’evento si svolgerà come previsto. La strage di sabato all’aeroporto però preoccupa le autorità locali e non solo. Il timore è quello di un allargamento del conflitto in Medio Oriente, come ha ammonito anche l’Onu. «Condanno con fermezza gli attacchi degli Houthi che hanno colpito l’aeroporto di Riad. Sono vicina all’Arabia Saudita e alle famiglie delle vittime e auguro ai feriti pronta guarigione. Gli attacchi contro i civili e le infrastrutture civili sono inaccettabili e devono cessare», ha detto la premier Giorgia Meloni dopo il sanguinoso attacco di sabato. Sulla stessa linea la presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen, che ha messo in guardia sulla «pericolosa escalation» che sta «spingendo la regione in una spirale di violenza». Dure condanne sono arrivate anche da Londra e Berlino. Il ministro degli esteri tedesco Johann Wadephul ha definito il raid un «atto terroristico», mentre il suo omologo britannico Wes Streeting ha parlato di «un’azione assolutamente deplorevole». Il ministero degli esteri russo ha esortato a risolvere le ostilità tramite la diplomazia, mentre il Pakistan ha definito l’attacco «un atto di terrorismo efferato» e «una grave minaccia alla pace e alla sicurezza regionali».
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