Lucca.

«Ho sparato perché mia moglie mi pestava e Mirko voleva soldi» 

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Lucca. «Mirko era violento, mi minacciava», «pretendeva sempre soldi, lo ha fatto anche oggi, abbiamo litigato ancora e ho sparato a lui e a mia moglie», «lui aveva problemi di tossicodipendenza ed alcolismo. Era ingestibile, c’erano problemi psichiatrici». L’operaio edile 63enne Pietro Moriconi ha tentato di spiegare la strage che ha compiuto mercoledì a Camaiore, quando ha ucciso la moglie 52enne Kety Andreoni e il figlio Mirko, di 24 anni, gettando la colpa addosso alle vittime. Un delitto, ha ribadito alla Pm Elena Leone, che nasce da rapporti familiari compromessi da tempo. «Dovevamo tener nascosti i soldi in casa perché Mirko non li prendesse - ha sostenuto - E anche oggi (mercoledì, ndr) quando è tornato c’è stata un’altra discussione perché voleva soldi. Ho preso il fucile da caccia e ho sparato a tutti e due».

Mirko quattro anni fa aveva scritto sui social: “È brutto pensare che un padre ti preferisca morto che gay”, ma secondo Moriconi il delitto non ha a che fare con l’orientamento sessuale del figlio, che in passato avrebbe chiesto indicazioni al consultorio transgender di Torre del Lago, anche se ha ammesso che era «preoccupato» dalla sua omosessualità. Mentre la moglie, ha aggiunto, lo «picchiava» e «voleva andare via di casa e lasciarmi da solo col problema di Mirko». Moriconi è in carcere a Lucca, accusato di duplice omicidio volontario aggravato dal vincolo di parentela. Per stamattina è prevista l’udienza di convalida. Kety Andreoni lavorava in una rsa ed era molto apprezzata. Mirko faceva il cameriere a Viareggio dove lo conoscono come cantante amatoriale. Un amico sui social scrive che sul braccio destro aveva tatuato il nome del papà, “Piero”. E alla mamma aveva dedicato la sua arte facendosi chiamare Michelangelo Andreoni, col suo cognome. La cantante Noemi lo ha ricordato in un post su Instagram: “Cantavi le mie canzoni”, ha scritto.

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