Lo scandalo

Hillary Clinton: mai visto Epstein, chiedete a Trump 

E difende Bill, che parla oggi Lascia Brende, n. 1 di Davos 

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Washington. «Non ero a conoscenza dei suoi crimini. Non ricordo di averlo incontrato e non sono mai stata sulla sua isola, né a casa sua o nei suoi uffici». Hillary Clinton non ha esitazioni davanti alla commissione di sorveglianza della Camera che l’ha voluta sentire nell’indagine su Jeffrey Epstein. «Una commissione che ambisce alla trasparenza dovrebbe andare a fondo della vicenda dei file spariti dal sito del dipartimento di Giustizia, quelli in cui una vittima accusa Donald Trump di crimini disgustosi», ha detto l’ex segretaria di Stato puntando il dito contro colui che, esattamente dieci anni fa, le inflisse la sconfitta politica più pesante della sua vita.

I quattro voli

I suoi toni combattivi già dalle dichiarazioni di apertura della sua deposizione fiume a Chappaqua, nello stato di New York, hanno mostrato un’ex first lady pronta a battersi contro Trump e a difendere ancora una volta il marito Bill. A 34 anni dal caso Lewinsky, quando sopportò un’umiliazione davanti al mondo, Hillary protegge Bill dallo scandalo Epstein. L’ex presidente ha frequentato il pedofilo prima che fosse accusato di reati sessuali, è volato sull’isola almeno quattro volte, è stato immortalato più volte con il pedofilo e la sua complice Ghislaine Maxwell, anche in una piscina. Tutti episodi su cui ora toccherà a lui fare chiarezza.

«Chi coprono?»

Epstein «era un individuo atroce, ma non è il solo. Non si tratta di un caso isolato, né di uno scandalo politico. È una piaga globale con un costo umano inimmaginabile», ha spiegato Hillary Clinton ai deputati che la interrogavano. Poi li ha esortati a non accontentarsi di «ascoltare i punti stampa del presidente sul suo coinvolgimento». Trump - è il messaggio di Hillary - dovrebbe essere interrogato «sotto giuramento» per chiedergli «direttamente di spiegare perché il suo nome compare centinaia di migliaia di volte. Chi stanno coprendo?». La richiesta dell’ex first lady è appoggiata dai democratici, convinti che il presidente dovrebbe seguire i Clinton e presentarsi per essere sentito. Ma Trump si ritiene completamente «esonerato» dallo scandalo sulla base degli ultimi file pubblicati, dai quali mancano però una cinquantina di pagine relative alle accuse di una minorenne contro di lui. Una mancanza sulla quale i democratici intendono indagare.

Andrea nel mirino

Intanto travolge Borge Brende, presidente e ceo del World Economic Forum di Davos, salotto buono della finanza globale e del potere occidentale. L’ex ministro conservatore norvegese è stato costretto a dimettersi dopo essere stato messo sotto inchiesta per i rapporti intrattenuti a suo tempo con Epstein: una girandola di cene («di lavoro», a sentir lui) e scambi di messaggi e di dritte andato avanti per anni. Legami da chiarire, che si aggiungono a quelli già emersi a carico di altre figure pubbliche norvegesi di spicco. La principessa Mette-Marit, erede al trono dell’89enne re Harald, per ora se l’è cavata con una dichiarazione di scuse al Paese. Il 75enne ex premier laburista Thorbjorn Jagland, incriminato in patria per corruzione alla luce degli stretti rapporti con Epstein e ricoverato d’urgenza per un «malore» che per i tabloid britannici potrebbe celare un tentativo di suicidio. E nel Regno Unito la polizia ha acceso i fari, dice il Times, su «oltre 60 voli privati» atterrati fra la metà degli anni '90 e il 2019, mentre sulla base di denunce suffragate dall’ex premier Gordon Brown si indaga sul possibile utilizzo di basi o velivoli militari della Raf da parte di Andrea per viaggi legati alle sue relazioni con Epstein.

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