La morte ha le sembianze di un barchino che trasporta un gruppo di migranti. Un siluro lanciato ad altissima velocità verso la costa che non rallenta quando ormai la spiaggia è a poche centinaia di metri ma, anzi, prosegue la corsa travolgendo una ragazza di 17 anni e sfiorando un ragazzo di 16 che le sta accanto. Lui illeso per miracolo; lei ferita in modo grave e ancora ricoverata in ospedale a Cagliari. E il giovane assicura: «Loro si sono accorti di quel che hanno fatto, si sono girati e ci hanno visto. Poi hanno virato e sono scappati».
Tragedia sfiorata
Quello che segue è il racconto in diretta di quanto avvenuto domenica pomeriggio davanti alla spiaggia di Su Giudeu a Chia, territorio di Domus de Maria, quando un natante con a bordo 14 uomini di nazionalità algerina colpisce una giovanissima turista che fa il bagno assieme a un amico quasi coetaneo. Il quale adesso decide di fare ordine.
Dopo l’urto la ragazza perde i sensi, perde sangue e comincia ad andare a fondo prima di essere recuperata e portata a riva, dove alcuni medici presenti in spiaggia se ne prendono cura in attesa dell’arrivo dell’ambulanza e dell’elisoccorso. Neanche un’ora e la 17enne è ricoverata al Brotzu, dove tutt’oggi si trova in prognosi riservata ma non in pericolo di vita. Nel frattempo il gruppo di migranti sbarca pochi chilometri pù avanti, a Tuerredda, subito fermato dai carabinieri della stazione locale. I nordafricani, identificati, vengono trasferiti all’hotspot di Monastir non prima di sostenere davanti ai militari di non essersi proprio accorti dell’incidente. Dunque, non avrebbero capito di essere letteralmente passati sopra una ragazza che stava facendo il bagno.
Al largo
Versione totalmente smentita da chi suo malgrado ha vissuto tutto in diretta. Il testimone ha 16 anni e conosce la 17enne perché le due famiglie - la sua originaria del Piemonte, l’altra della Brianza - vengono da tempo in questa parte dell’Isola. «Noi abbiamo casa proprio a Chia, lei a Is Molas. Ci siamo conosciuti qui cinque anni fa, più o meno», sottolinea mentre al suo fianco c’è il padre Corrado: questi è stato sentito in caserma poco dopo i fatti, il figlio ieri sera (pare).
Tre giorni fa i due amici arrivano in spiaggia intorno alle 15 e quasi subito decidono di andare a nuoto, «lo facciamo spesso», verso la boa che delimita l’ingresso del corridoio destinato alle barche. «Sono circa 200 metri», spiega il ragazzo, studente in procinto di entrare in quarta liceo scientifico. «Del gruppo di amici eravamo solo io e lei ma attorno c’erano altri bagnanti». Galleggiano e chiacchierano per circa un minuto con lo sguardo rivolto verso il mare aperto «nella zona balneabile». Poi succede tutto in pochi secondi.
Un lampo
In lontananza spunta una barca che si dirige verso la spiaggia. «Era davanti a noi, arrivava dal largo». L’amica scherza «e mi dice “ci stanno venendo addosso”, però mai avremmo immaginato di essere colpiti. Invece loro erano veramente veloci e ci sono arrivati addosso in qualche istante. L’ultima cosa che ricordo sono i ragazzi a bordo che esultano e gridano sventolano asciugamani. Ci sono passati in mezzo. Io mi sono spostato e mi sono salvato, lei è stata colpita. E se ne sono accorti, perché quando mi sono girato guardavano verso di me».
La minorenne perde i sensi e finisce sott’acqua. «L’ho presa, ho provato a parlarle ma era inutile. A quel punto ho urlato, c’era un sup poco distante e l’ho portata sin a lì dove c’erano due ragazzi. L’abbiamo caricata e intanto sono arrivate altre persone che ci hanno aiutato. Lei si è rianimata e ha cominciato a urlare per il dolore». A quel punto «il barchino, che si era fermato, ha virato, è tornato indietro ed è sparito. Sono scappati».
In un istante giungono i bagnini con un gommone e portano sulla terraferma la ragazza, sistemata su un lettino e assistita da alcuni medici che si trovavano in spiaggia. «Ogni tanto sveniva». Poi l’elicottero e il volo in ospedale.
La famiglia e il trauma
La famiglia torinese prevede di restare nell’Isola sino ai primi di settembre. Però la spensieratezza connaturata all’estate è svanita e anche la percezione della Sardegna rischia di cambiare. «Ci siamo tanto spaventati, non è possibile una cosa del genere. Sarà la quarta volta in questi mesi che vediamo uno sbarco qui», sottolinea il 16enne, «a inizio luglio hanno preso la rincorsa per spiaggiarsi in mezzo ai bagnanti. Vorrei più sicurezza».
A questo punto interviene il padre, allarmato per il rischio corso dal figlio e in ansia per la figlia degli amici. «Vengo qui da anni e non ho mai vissuto una situazione simile. Ci sono con noi ragazzi dai 10 ai 25 anni: ieri non hanno fatto il bagno. Hanno tolto loro l’estate. Non è tanto lo sbarco in sé quanto la mancanza di sicurezza. Di protezione. Non sarà l’ultima volta nell’Isola, è la mia seconda casa. Ma la sensazione certo è differente. Peccato, perché è una terra fantastica con persone fantastiche. Da tutelare». Poi l’auspicio: «Spero che queste persone siano assicurate in modo corretto e veloce alla giustizia e subiscano un processo giusto».
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