Napoli. Un calcio al cagnolino: è questo il motivo della lite costata la vita a Jlenia Musella, la 22enne uccisa con una coltellata alla schiena martedì pomeriggio nel quartiere Ponticelli. A colpirla è stato il fratello, Giuseppe Musella, 28 anni, che nella notte si è presentato alla polizia con il proprio avvocato per confessare l’aggressione, sostenendo che non voleva uccidere la sorella.
Confessione fiume
Il giovane ha parlato fino alle 3 del mattino, poi gli è stato notificato un provvedimento precautelare per omicidio volontario e gli agenti lo hanno accompagnato nel carcere di Secondigliano. La tragedia ha avuto inizio nell’abitazione che i due fratelli (pare molto litigiosi) condividevano in via Al Chiaro di Luna, nel rione Conocal, agglomerato popolare realizzate dopo il terremoto del 1980 poi diventato roccaforte della criminalità organizzata. Secondo quanto trapelato i due sarebbero figli di un “capo piazza”, in carcere con condanne anche per fatti di sangue, ritenuto il responsabile dello spaccio nella zona di Ponticelli. La madre, dopo avere trascorso diversi anni in carcere, di recente è tornata in libertà e abita nello stesso palazzo dei figli. La stessa Jlenia era sospettata di un coinvolgimento in una truffa ai danni di un anziano, e di recente si era rivolta a un avvocato napoletano per la difesa.
Il guaito
La lite tra i due, secondo i vicini l’ennesima, è scoppiata nel pomeriggio di ieri. Secondo il racconto reso dal giovane, la lite è scoppiata perché il cagnolino di Giuseppe aveva fatto la pipì sul pavimento di casa: i due si sono accapigliati e Jlenia ha sferrato un calcio alla bestiola facendo andare Giuseppe su tutte le furie. Secondo altre ricostruzioni la lite sarebbe scoppiata perché il ragazzo non riusciva a dormire per i rumori causati dalla sorella. Giuseppe le avrebbe lanciato un coltello mentre lei si allontanava, centrandola alla schiena. Un singolo colpo che però risulterà fatale. Alla scena avrebbero assistito dei testimoni: Jlenia è riuscita a fare solo qualche passo e ad uscire di casa prima di stramazzare al suolo.
Giuseppe si è subito reso conto che la sorella era grave: l’ha soccorsa, aiutato da altre persone, caricandola su un’auto per portarla nell’ospedale Villa Betania, dove i medici non hanno potuto fare altro che constatarne il decesso. Sempre secondo il suo racconto fornito, a quel punto Giuseppe e gli altri soccorritori si sono rimessi in auto e si sono allontanati. Nel rione la voce che a uccidere Jlenia sia stato il fratello ha cominciato subito a circolare.
La polizia ha convocato e ascoltato alcuni residenti e l’attenzione si è concentrata sul 28enne. Ma quel punto Giuseppe era introvabile, poi poco prima della mezzanotte si è costituito. Ora la sua versione è al vaglio dei magistrati della IV sezione, coordinata dal procuratore aggiunto Raffaello Falcone.
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