Il caso.

Guspini, ombre sul futuro 

L’attuale dirigenza vuole passare la mano: «Poco interesse» 

Per restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp

Nell’ultima stagione ha lottato per quasi tutto l’anno per vincere il Girone A di Promozione, chiudendo al quarto posto, ma ora per il Guspini si gioca un’altra partita: quella per la continuità di una storia nata nel 1947. Il club del Medio Campidano è a un bivio, fra trovare un nuovo assetto e andare avanti con la prima squadra oppure interrompere l’attività e proseguire solo con le giovanili.

L’appello

«Se qualcuno ha piacere di continuare la storia del Guspini sono ben felice di ascoltare ogni proposta: di certo noi non proseguiremo», avverte il patron Stefano Serpi, che (con diversi ruoli) ha iniziato la sua storia da dirigente biancorosso nel 1982. «Non cerchiamo soci, ma qualcuno che si faccia carico di tutto. Altrimenti la prima squadra non verrà iscritta e manterrei solo le giovanili per i ragazzi».

La delusione del gruppo dirigenziale, il cui presidente è Carlo Peis, nasce da lontano. «Il bellissimo campionato che abbiamo fatto non è servito a portare il pubblico guspinese allo stadio», l’amarezza di Serpi. «All’ultima giornata, contro l’Ovodda, c’erano 25 paganti: 20 erano ospiti e solo 5 locali, nonostante una stagione sempre nelle prime posizioni. Evidentemente la nostra gestione non è stata all’altezza per portare soci e tifosi».

La storia

Il Guspini è nato nel 1947, ha giocato in Serie D dal 1970 al 1973 e in Interregionale dal 1982 al 1989, mentre era in Eccellenza dal 2017 (nella prima stagione come Guspini-Terralba) al 2022. Nell’ultimo biennio è stato allenato con risultati positivi (5° e 4°) da Cristian Dessì, che a inizio mese ha annunciato di non proseguire.

«Qualcuno mi ha chiesto il titolo sportivo», fa sapere Serpi, non escludendo che la squadra sparisca del tutto. «Io però aspetto che qualcuno di Guspini si faccia avanti, per il bene del nostro paese. Mi dispiacerebbe se non fosse così. Però, fra burocrazia e regolamenti, sta diventando sempre più difficile fare calcio a livello dilettantistico: non è bello, si rischia di perdere pezzi».

RIPRODUZIONE RISERVATA

Questo contenuto è riservato agli utenti abbonati

Per continuare a leggere abbonati o effettua l'accesso se sei già abbonato.

• Accedi agli articoli premium

• Sfoglia il quotidiano da tutti i dispositivi

Sei già abbonato?