Steadfast Noon

Guerra nucleare (simulata) della Nato  

Bonelli (Avs): l’esercitazione prevede un ampio coinvolgimento della Sardegna 

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L'esercitazione Steadfast Noon che si terrà in Italia «sarà nucleare». L’allarme su entità e tipologia dei programmi di addestramento militare nel Mediterraneo previsti dal 13 al 20 ottobre erano stati lanciati dal deputato di Avs Angelo Bonelli, con l’annuncio di un’interrogazione al ministro della Difesa Guido Crosetto per lamentare la mancata informazione preventiva del Parlamento. La conferma dei timori non arriva da Roma ma prima da Nassima Barrows, responsabile della politica nucleare della Nato, e poi dal segretario generale dell’Alleanza, Mark Rutte. Entrambi rassicurano: non verranno utilizzate armi nucleari reali. E se questa appare una certezza, ce n’è un’altra: la Sardegna, con i suoi poligoni, è coinvolta. La notizia arriva mentre nell’Isola si scatena una nuova polemica sulle esercitazioni.

L’esercitazione

Il piano militare per la trasformazione del Mediterraneo in teatro di guerra nucleare simulata è emerso da carte civili. Quelle dell’Enav (ente nazionale per l’assistenza al volo), pubblicate il 20 agosto: dal 13 ottobre sono indicate ampie zone di volo interdette o ad alta pericolosità. Sono quelle dove, con tutta probabilità, sfrecceranno caccia e droni. Bonelli ha spiegato che l'esercitazione sarà «dedicata all'impiego delle armi nucleari statunitensi schierate in Europa. Non lo abbiamo saputo dal Governo. Lo abbiamo ricostruito da un documento tecnico destinato ai piloti. Gli aerei arriveranno dalle basi di Ghedi, Aviano, Amendola, Gioia del Colle e Trapani. Le attività si svolgeranno il 13, 14, 16 e 20 ottobre, lungo una rete di corridoi che taglia l'intera penisola: dal Friuli e dalla pianura lombarda lungo l'Appennino tosco-emiliano, dalla Puglia verso ovest e dalla Sicilia occidentale. In tutte le aree sono previsti intensa attività aerea militare, tiri e impiego di droni».

La Sardegna

L’esponente di Avs ha sottolineato, e criticato, l'ampio coinvolgimento della Sardegna «ancora una volta trattata come una servitù militare. L'area Star 5 parte dal suolo e copre parte dell'interno e della costa orientale, compresa la zona del poligono del Salto di Quirra, dove da anni si chiedono verità e bonifiche. I corridoi Noon N, Noon S e Star 5 West attraverseranno a bassa quota la Sardegna centrale, fino a circa 1.800 metri». Se quelle del deputato erano ipotesi, benché fondate su documenti, ieri sono arrivate le dichiarazioni di Rutte a togliere ogni dubbio: «Steadfast Noon», ha spiegato il segretario generale della Nato, «è un'attività di addestramento di routine, pianificata da tempo, che rientra negli sforzi della Nato per mantenere la prontezza operativa e testare procedure che contribuiscono alla deterrenza e alla difesa dell'Alleanza».

La polemica nell’Isola

Nelle stesse ore il ministro della Difesa è stato destinatario di una lettera siglata dai componenti civili del Comipa, il comitato sardo dal quale passano tutte le decisioni sulla presenza militare in Sardegna. Crosetto, sostenendo che siano necessarie con un decreto ha approvato il calendario delle esercitazioni che era stato bocciato dal Comipa a giugno. «Non contestiamo la necessità dell’addestramento», si legge nel documento, «ma abbiamo detto no all’uso dei poligoni per numerose ragioni». Sotto accusa «informazioni insufficienti su aspetti rilevanti dei programmi» come l’uso delle zone militari da parte di forze armate straniere e «criticità ambientali e caratterizzazioni ancora da completare», come nel caso di Teulada. L’armonizzazione tra esigenze militari e interessi civili, sostengono dal Comipa, «non può consistere soltanto nel richiamare la necessità dell’addestramento».

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