Nuragus.

Guardia medica per i turni in ambulatorio 

Il sindaco: «Soluzione tampone per garantire l’assistenza ai cittadini» 

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Ambulatorio medico chiuso a Nuragus dopo il pensionamento del medico di base, la dottoressa Maria Piras, ma il sindaco Giovanni Daga non ci sta. Con l’aggravarsi della situazione e il montare della preoccupazione della popolazione, il primo cittadino e il suo vice si sono avvicendati ogni giorno nel contattare la Asl di Cagliari e alla fine una soluzione, seppur temporanea, è stata trovata. È stato così attivato un servizio di guardia medica che possa coprire gli orari dell’ambulatorio.

Soluzione temporanea

«Un vuoto dell’assistenza», dice il sindaco, «genera preoccupazione, soprattutto per le persone più fragili, ma vogliamo rassicurare tutti, si sta lavorando per garantire una continuità assistenziale e arrivare a una soluzione stabile e definitiva». La situazione di Nuragus è comune (purtroppo) a molte altre comunità in Sardegna, oggi infatti mancano oltre 500 medici di base, circa un terzo. «Questo non riduce il disagio, ma aiuta a comprenderne la portata. La salute dei nostri compaesani è, e resterà, la nostra priorità assoluta: accogliamo dunque con gratitudine la soluzione della guardia medica perché in un paese con una popolazione prevalentemente anziana non si poteva aspettare oltre».

Le ipotesi in campo

L’impegno dell’amministrazione è proiettato al futuro, e il futuro è dare un medico in pianta stabile al paese. Per questo si sta lavorando a una proposta strutturata con l’obiettivo di coprire in modo stabile e a tempo indeterminato il ruolo di medico titolare di Nuragus. Sono tre le ipotesi che si stanno valutando. Prima di tutto mettere a disposizione del professionista l’alloggio gratuito e un nuovo ambulatorio dotato di attrezzature moderne ed un adeguato comfort; poi il finanziamento di una borsa di studio per la realizzazione di uno studio scientifico sui problemi di salute della popolazione nuraghese così da avviare un percorso di prevenzione. L’amministrazione propone un’altra borsa di studio per sostenere gli studi di un residente.

La formazione

«La nostra idea», spiega il sindaco, «che si deve sviluppare nel medio e lungo periodo, riguarda la formazione di un medico di famiglia in casa». Queste proposte sono attualmente al vaglio dell’amministrazione comunale in particolare per verificarne la fattibilità. «Esistono già esempi simili», sottolinea, «soprattutto in territori montani e isolati del nord Italia e non solo, da questi stiamo traendo spunto». Per il resto, «non faremo passi indietro. Metteremo in campo tutte le nostre forze per ottenere un risultato concreto e utile alla comunità».

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