Copenaghen. Migliaia di persone sono scese in piazza in Danimarca e a Nuuk, capitale della Groenlandia, per protestare contro il piano del presidente americano Donald Trump di annettere l'isola danese agli Usa. “Giù le mani dalla Groenlandia” è lo slogan dell'azione di protesta trasversale che ha coinvolto Copenaghen, ma anche altre città danesi, oltre alla capitale della Groenlandia. Nel mentre la premier italiana Giorgia Meloni riapre all’ipotesi di mandare truppe italiane in Groenlandia, «ma sotto le insegne della Nato».
Mobilitazione
I manifestanti danesi hanno esposto cartelli con scritte come «Make America Go Away», un gioco di parole sullo slogan Maga (Make America Great Again), oppure come «Gli Stati Uniti hanno già abbastanza ghiaccio» («Usa already has too much ice»). I manifestanti, muniti di bandiere groenlandesi e danesi, hanno formato una marea umana rossa e bianca, i colori dei due vessilli, nella piazza del municipio, scandendo in groenlandese il nome dell’isola: «Kalaallit Nunaat!», secondo quanto riportato dai cronisti dell'Afp.
Cambio di rotta
Intanto qualcosa si muove anche in Italia. La presenza italiana in Groenlandia si potrà valutare, ma nella cornice Nato, senza l'idea di muoversi con «intenti divisivi» rispetto agli Usa di Donald Trump, che sì ha metodi «assertivi» ma non tanto da arrivare a «un intervento militare di terra». Giorgia Meloni spiega la linea di Roma sull'Artico in chiusura della sua visita a Tokyo, dove ha trovato un «alleato affine» che è sempre meglio avere in un contesto internazionale in cui le «certezze diminuiscono» ogni giorno di più.
Con Sanae Takaichi è scattata «una sintonia immediata, avete visto», dice la premier ai cronisti convocati all'ambasciata italiana, dove incontra anche oltre una dozzina di vertici delle principali aziende giapponesi prima di lasciare la capitale nipponica alla volta di Seul, ultima tappa della sua missione in Asia, dove domani si terrà il bilaterale con il presidente della Corea Lee Jae-Myung.
Strategia
Per l'Artico si tratta invece di «assumersi le proprie responsabilità», su un'area che finora «siamo onesti, è stata sottovalutata». È quindi il momento di «un impegno maggiore di tutti gli alleati», ma in ambito Nato, che «ha già scritto che l'Artico è strategico». È in questo contesto che bisogna muoversi, anche per «non andare in ordine sparso». Si tratta insomma di una questione «politica e politicamente verrà risolta», sottolinea Meloni ribadendo di considerare «molto difficile un intervento di terra militare».
Nell'incertezza Meloni comunque conferma che non è prevista una sua presenza al World economic forum di Davos, salvo che non si concretizzino vertici sul Medio Oriente o su Kiev. In circa un quarto d'ora di punto stampa c'è spazio anche per ribadire la «solidarietà» al popolo iraniano e la «condanna» alle repressioni di Teheran. «Non credo che manifestare per i propri diritti si possa pagare con la vita», ha detto.
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