Le regole dell’iter

Grazia, la pg: «È importante il pentimento» 

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Pentimento, consapevolezza del fatto che le proprie azioni non fossero lecite e il perdono dai parenti delle vittime, il loro vissuto. Questioni etiche. Parla in linea teorica Lucia Musti, procuratore generale di Torino, su come un ufficio come il suo lavori per fornire un parere per la concessione della grazia. Perché su Mario Roggero al momento non ha un fascicolo sulla scrivania. A Torino infatti non c'è altro che la richiesta di grazia della moglie del gioielliere condannato dalla Cassazione in via definitiva a 14 anni e 9 mesi per avere ucciso due rapinatori e averne ferito un terzo.

Una carta che non può far partire l'iter: non compete infatti alla Procura generale preparare l'istruttoria, bensì al ministero, che poi chiederà alla Procura un parere. «È importante - sottolinea Musti all'Ansa - parlare dell'etica del pentimento, che il procuratore generale valuta in sede di elaborazione del parere non vincolante, insieme alla consapevolezza dell'illiceità del proprio agire. Il pentimento - precisa - può avvenire nella storia processuale; invece, quando si chiede la grazia, si fanno i conti anche col pentimento. Una Procura generale valuta inoltre in sede di stesura parere il perdono, cioè come possa essere vissuto dai parenti di una vittima il fatto che il condannato riceva la grazia». Insomma, «l'istruttoria che il pg riceve, preparata dal ministero, si compone di tutti gli elementi raccolti dall'osservazione del percorso all'interno del carcere», un percorso che Roggero ha appena iniziato. Di ciò si è mostrato consapevole Stefano Marcolini, legale del gioielliere, parlando ieri fuori dal carcere di Bollate. «Dobbiamo sapere che i tempi non sono brevi, credo, per un'istruttoria presidenziale».

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